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Scompartimento n.6, di Rosa Liksom

ARBOREA ed. Con il contributo di: Programma "Cultura" della Commissione europea

Un romanzo di atmosfera e bellezza, un'elegia all'Unione Sovietica e alla sua gente, a una terra in cui l'infelicità è percepita come felicità
ELSINGBORG DAGBLAD

Mosca, anni '80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, in Mongolia, due estranei si trovano a condividere lo stesso scompartimento: una timida e taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall'inesauribile sete di vodka.
Nell'intimità forzata del piccolo spazio chiuso la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, antisemita, avvezzo al carcere e ai campi di correzione, ma con l'irriducibile passione per la vita di chi si aggrappa agli istinti bruti per non cedere al vuoto che lo circonda.
Vede il fallimento del sogno sovietico, la deriva della grande madre Russia, ma non può che difenderla con la disperazione di un amore deluso. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita, uno studente che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l'hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande senza risposta nella terra che l'ha sedotta.
È l'anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nei villaggi divorati dal degrado e dalla taiga innevata, nelle città chiuse dei deportati e degli scienziati, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo.
Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l'incontro tra due destini, tra l'universo maschile e femminile, ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia ai primi segni del disgelo, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, rude e sentimentale, rassegnato e ribelle, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell'eterno sogno cechoviano "A Mosca! A Mosca!".

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