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Vacanze e regali alla moglie non salvano il marito violento dalla condanna per maltrattamenti

Anche se gli episodi di sopraffazione sono alternati a momenti di serenità per la coppia, pure gratificanti per la parte offesa, non viene meno la prevaricazione che costituisce il presupposto del reato - Sentenza del 2 aprile 2014


Risponde del reato di maltrattamenti il marito che alterna momenti di calma, senza sopraffazione in danno della moglie (fatti di regali o vacanze), a periodo con ripetuti episodi violenti. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 15147 del 2 aprile 2014, ha ritenuto inammissibile il ricorso di un marito contro il giudizio di colpevolezza della Corte d'appello di Torino che lo ha ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia.

La sesta sezione penale, in linea con la Corte torinese, ha confermato la colpevolezza del ricorrente attribuendo credibilità al racconto della vittima, nonostante la ricostruzione offerta risultasse smentita da altri elementi acquisiti al processo. Sbaglia, secondo Piazza Cavour, la linea difensiva che afferma l'insussistenza del reato per la presenza di attenzioni nei confronti della moglie, come l'acquisto di beni di lusso o la presenza di momenti di serenità nella vita familiare, con la condivisione di attività di svago.

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