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Il giudice può ben autorizzare la negoziazione assistita in famiglia anche se il pm l'ha bocciata

Dopo lo stop del pubblico ministero perché il figlio maggiorenne non può partecipare all’accordo, sì alla ratifica dopo i chiarimenti in udienza: «incidente giurisdizionale» la fase davanti al presidente - Decreto 27 aprile 2015

Può ben essere il giudice ad autorizzare la negoziazione assistita anche se il pubblico ministero non ha autorizzato l'accordo fra coniugi (o ex tali). Ma il patto fra le parti non può contenere condizioni molto differenti da quelle depositate in Procura: insomma, il placet del presidente può arrivare perché le parti comparendo in udienza forniscono chiarimenti utili a "salvare" l'accordo nello spirito della legge, che punta esplicitamente a sottrarre alla giurisdizione le controversie in materia di diritto di famiglia.

È così che gli ex coniugi ottengono disco verde alla revisione delle condizioni economiche dopo il peggioramento delle condizioni economiche dell'onerato: la figlia maggiorenne compare davanti al presidente spiegando che è favorevole mentre il pm non poteva autorizzare l'accordo visto che la legge 162/14 non prevede ipotesi "trilaterali". È quanto emerge dall'inedito decreto pubblicato dalla settima sezione civile del tribunale di Torino (presidente ed estensore Cesare Castellani).

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