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RELIVE. Nasce la Rete che si occupa degli autori di violenza contro le donne

Presentata presso il Dipartimento Pari Opportunità, la rete conta nove centri e verrà finanziata all’interno del Piano Nazionale anti-violenza, di Silvia Vaccaro

È stata presentata lunedì a Roma, nella sala multifunzionale del dipartimento Pari Opportunità la rete RELIVE – Relazioni Libere dalle Violenze, prima associazione nazionale che riunisce i centri che si occupano di recuperare gli uomini responsabili di atti di violenza contro le donne.
A presentare l'iniziativa l'Onorevole Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari Opportunità che ha definito la rete come uno strumento "per fare sistema" e per raggiungere quella omogeneità di pratiche e di risposte che migliorano l'efficacia del contrasto alla violenza. Presente anche la senatrice Valeria Fedeli, che ha ribadito l'importanza di lavoro di questi centri che "fanno un lavoro strutturale e non basato sulla risposta a un'emergenza. E ha poi proseguito: "L'intervento sugli uomini è fondamentale perché bisogna agire sugli archetipi profondi che regolano la società e non ragionando come se questi episodi avessero sempre una matrice che li giustifica".
La rete "Oggi si riuniscono due percorsi, il lavoro istituzionale e i centri che si sono messi in rete" ha dichiarato la Presidente di RELIVE Alessandra Pauncz. "Sono già nove i centri affiliati e altri sei hanno già mostrato il loro interesse a far parte dell'associazione. L'idea di fondo è di permettere lo scambio e il miglioramento dell'efficacia dei programmi nei vari centri, e si punta a raccogliere nella rete entro un anno una ventina di soggetti".
L'intervento sugli uomini Il senso di occuparsi degli uomini autori di violenza ha molto a che fare con la ridefinizione di quegli archetipi maschili menzionati dalla senatrice Fedeli. Molto spesso questi uomini sono i padri dei figli nati dalla relazione con la donna che hanno maltrattato: questo complica il quadro e al tempo stesso apre alla necessità di riflettere con questi uomini sui modelli maschili, sulle relazioni affettive e sul ruolo paterno. "L'approccio è sempre globale – ribadisce Pauncz - e ci muoviamo in collaborazione con i centri anti-violenza e le reti dei servizi, facendoci garanti della qualità dei Centri aderenti alla rete e seguendo tre assi: culturale, clinico e criminologico".
La ricerca internazionale Risultati confortanti a sostegno dell'efficacia dell'intervento sugli uomini vengono anche da studi internazionali. La dott.ssa Paunzs cita i risultati del progetto di ricerca inglese "Mirabal" che ha studiato e misurato proprio gli effetti dei programmi di recupero degli uomini maltrattanti nell'arco di un anno. Dalle risposte fornite dalle donne è risultato chiaramente che molte avevano recuperato un rapporto migliore con i partner, che vivevano una sensazione di maggiore sicurezza sia per la propria incolumità sia per quella dei propri figli. I dati raccolti, validati ulteriormente dal confronto con le risposte di donne che avevano subito violenza da uomini che non avevano seguito i programmi, sono incoraggianti e rafforzano l'importanza di questi programmi aprendo nuovi scenari di intervento.
La necessità di una nuova etica Tra i relatori alla presentazione della rete RELIVE, anche il dott. Michele Poli del CAM di Ferrara, uno dei centri in rete, che ha usato parole molto chiare sulla necessità di un cambiamento culturale profondo. "Dobbiamo produrre una nuova etica, ha dichiarato Poli, che contrasti una società profondamente maschilista e che svaluta le donne." Fondamentale il richiamo agli operatori che lavorano con gli uomini maltrattanti, che lungi da essere soltanto dei tecnici, sono chiamati a essere in prima persona agenti di cambiamento, utilizzando strumenti e modalità che non siano il frutto di una "cultura fallocentrica".
Il fiinanziamento Un aspetto critico è quello del finanziamento di questi centri che "non devono sottrarre risorse ai centri anti-violenza", come ha dichiarato ai nostri microfoni la stessa dott.ssa Pauncz. Un'ipotesi, quella che potesse sorgere una competizione sui fondi, di cui si era discusso alcuni mesi fa a Roma, durante un incontro organizzato dall'associazione Maschile Plurale, LeNove e dal coordinamento D.i.Re. Quest'ultimo, che rappresenta settanta realtà che operano su tutto il territorio italiano per prevenire e contrastare la violenza contro le donne, è stato protagonista di una forte critica nei confronti della consultazione pubblica sul Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere che il Governo aveva aperto lo scorso 10 dicembre. "La nostra esperienza – avevano scritto in una nota – è stata messa a disposizione del Governo con la partecipazione attiva ai Tavoli di lavoro della task force interministeriale contro la violenza alle donne. Un percorso difficile, discontinuo e poco lineare, dai cui esiti abbiamo preso le distanze anche pubblicamente. Il Governo ha perso un'occasione per fare tesoro dell'esperienza preziosa di chi con le donne lavora da decenni, mettendo a disposizione della collettività analisi, metodi e pratiche". Le criticità rispetto alla gestione dei fondi non vengono solo dalle decisioni dell'esecutivo. E' di qualche giorno fa la presentazione del progetto di Action Aid "Donne che contano", che sta monitorando l'utilizzo delle risorse che il Governo ha trasferito alle Regioni, e che sarebbero destinati ai centri anti-violenza esistenti o all'assegnazione tramite bandi a nuovi centri e progetti. Pochissime le Regioni che hanno risposto alle richieste di chiarimenti avanzate dalla Ong e che hanno pubblicato in modo trasparente le modalità di ripartizione tra i centri e le cifre erogate. L'On. Martelli, per quanto riguarda la rete RELIVE, ha però dichiarato: "Stiamo predisponendo il Piano Nazionale contro la violenza di genere che è di prossima emanazione e passerà nella prossima conferenza Stato-Regioni e credo che lo spazio per il finanziamento delle rete sia proprio nel Piano".

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