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Sorelle ma in guerra

Le donne soldato e armate di kalashnikov hanno combattuto su entrambi i fronti di guerra, di Cristina Carpinelli


In Ucraina, anche le donne sono state partecipi della guerra. Tolti gli abiti civili, hanno imparato a costruire barricate, lanciare bombe molotov, mattoni e granate contro miliziani, poliziotti e "ribelli". Alcune hanno combattuto per difendere l'Ucraina delle rivolte di Maidan, altre a fianco dei separatisti ucraini russofoni. Sarebbero diverse migliaia quelle che hanno deciso di combattere. Chi era al loro fianco è stato testimone del coraggio, resistenza e determinazione che hanno dimostrato, superando in taluni casi gli uomini.

Tra loro c'è anche chi si è distinta per la ferocia con la quale ha portato a compimento le azioni militari. È il caso, ad esempio, di Irma Krat, giovane reporter (29 anni), caporedattrice di Hidden Truth Tv, e leader di un'unità di "Autodifesa femminile", rapita a Slavjansk, città della regione di Donetsk, nella russofona Ucraina orientale, con l'accusa di aver torturato e ucciso diversi oppositori alla giunta golpista di Kiev. Non è un segreto che la lotta ai separatisti ucraini filorussi sia stata portata avanti da battaglioni come l'unità d'assalto Aidar, formata inizialmente da volontari, in seguito passata sotto il controllo del ministero della Difesa, che ha recentemente deciso di scioglierla nel tentativo di riorganizzare le forze militari.

Molte reclute, che hanno militato in questa unità d'assalto, provengono da ambienti nazisti e dell'estrema destra. Accusato da Amnesty International di violazioni dei diritti umani e dall'OSCE di violenze contro la popolazione civile, questo battaglione para-militare ha tra i suoi volontari diverse donne, alcune impegnate come personale medico o di supporto, altre in ruoli attivi di combattimento. Sono tutte giovanissime e alla loro prima esperienza di guerra, tranne mama Tanja, che ha già partecipato ad altri conflitti. È stata medico di guerra durante il conflitto del Nagorno-Karabach (piccolo fazzoletto di terra del Caucaso meridionale) nei primi anni Novanta. Fatta prigioniera e picchiata dalle milizie cecene (le c.d. "unità della morte"), schierate a fianco dei separatisti russofoni, nel corso della guerra in Ucraina, il suo compito è stato quello di prestare i primi soccorsi ai soldati feriti sul campo di battaglia durante le operazioni speciali. Vitaminka (24 anni) è un'altra combattente volontaria, che ha sin dall'inizio sostenuto di non essere spaventata dalla guerra, e che per aiutare psicologicamente la propria gente a superare il trauma del conflitto è necessario viverlo in prima persona. "In guerra la vita sembra più viva. Qui c'è un sacco di dolore. Ma a causa di ciò, si sente la gioia molto più acutamente...". Anaconda (19 anni) ha deciso di arruolarsi perché - afferma - "non potevo continuare a guardare i nostri uomini morire, mentre io rimanevo ferma. (…) Questo è il mio paese e la mia gente. Fa male vedere come combattenti e civili siano morti da entrambe le parti del conflitto. Voglio che questa guerra finisca al più presto". Viktoria (22 anni) si occupa della sepoltura dei soldati uccisi in battaglia. Nel piccolo cimitero situato alla periferia di Starobel'sk (piccola città non lontano da Lugansk) ci sono circa 30 tombe con la scritta: "eroe di Ucraina non ancora identificato". Camminando lungo le tombe, Viktoria ha una storia da raccontare su ciascuno dei giovani militi ignoti (ragazzi di 18-19 anni), anche se non ha mai incontrato nessuno di loro. Viktoria è stata mandata a Starobel'sk dopo essere stata ferita mentre combatteva contro i separatisti. Nei momenti più critici, tuttavia, ha abbandonato temporaneamente la sua missione per andare al fronte. Lesja e Dasha sono due infermiere volontarie dell'ospedale di campo costruito a "Schastye", città nella regione di Lugansk, regolarmente bombardata da razzi Grad dell'artiglieria delle forze separatiste accampate a circa un miglio di distanza. Entrambe le infermiere provengono da Lugansk e sono ferocemente contrarie all'idea di una Ucraina smembrata. Pur essendo mamme, hanno deciso di far parte del battaglione Aidar, dove sono già arruolati alcuni loro amici.

Dall'altra parte della barricata ci sono altre donne combattenti, che hanno deciso di scendere in guerra, a fianco di figli e mariti, "perché in questo paese questo è l'unico modo per ottenere un risultato". Un video, disponibile in Youtube (*), mostra quattro di queste donne, appartenenti alle milizie separatiste del Sud-Est ucraino, incappucciate, con tuta mimetica e kalashnikov in mano, che spiegano perché hanno deciso di difendere i loro territori dai vili attacchi dell'esercito della giunta fascista di Kiev. Il video si chiude con un "saluto speciale" per le nemiche: "Ragazze, vi resta un'ultima possibilità. Smettetela o morirete". Queste combattenti che hanno abbandonato la loro vita quotidiana per imbracciare il fucile, sono le figlie ribelli dell'Ucraina. Tra di loro, c'è Irina, ex benzinaia che ha lasciato famiglia e lavoro per dedicarsi alla causa: "La paura c'è sempre - afferma - ma avevo più paura quando ero da sola in casa e sentivo le bombe esplodere senza poter fare nulla. Poi, mi sono abituata a quel rumore". Anche Gajka, ex croupier in un casinò, è una guerriera filo-russa: "Le donne che vanno in trincea - ha detto in un'intervista - sono vere russe. La sofferenza svanisce, cerchiamo di concentrarci sulle cose positive, gioiose come fare nuove amicizie. La guerra avvicina le persone". La sua unità militare è nei pressi di Donetsk, la principale roccaforte dei ribelli situata nella parte orientale dell'Ucraina. Gajka fa parte del battaglione "Oplot" della milizia popolare del Donbass, il cui capo è A. Zacharcenko (leader dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk). In questo battaglione militano attualmente sei donne: Gajka, tre medici, una soldatessa e una specialista di ricognizione. Le donne sono state reclutate anche dall'esercito cosacco del Don. "All'inizio - raccontava un alto ufficiale della Guardia nazionale cosacca (**) - avevo dei dubbi sull'arruolare nel mio esercito delle donne. Ma ora, in realtà, ho più fiducia in loro che negli uomini".

Quest'anno, in occasione della festa internazionale della donna (8 marzo), alcune donne soldato, appartenenti a tre battaglioni di separatisti russofoni, hanno tolto le divise militari e hanno sfilato con abiti femminili in una manifestazione organizzata dalle autorità dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk. Alla fine della sfilata, hanno ricevuto omaggi e rose. La maggior parte di queste donne sono cittadine di Donetsk che hanno seguito sul fronte mariti o fidanzati (***).

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