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Teresa d'Avila

A 500 anni dalla nascita, Teresa d'Avila, proclamata dottora della Chiesa nel 1970, rimane una figura di donna quanto mai attuale, di Adriana Valerio

Il contesto storico della Spagna della Controriforma è quello della diffidenza che la società e la Chiesa avevano verso le donne, relegate in ambiti chiusi, escluse dai circuiti della cultura e del potere: a loro era proibito leggere la Bibbia in lingua volgare; era vietata l'orazione mentale; non potevano insegnare.
Consapevole della durezza dei tempi e delle ingiuste limitazioni imposte alle donne, Teresa, ora con ironia, ora con rammarico o riprovazione, mise in evidenza la situazione della difficoltà sociale ed ecclesiale. In più occasioni aveva sottolineato la debolezza della condizione femminile, rimarcando la fragilità delle donne: L'ignoranza di noi donne ha bisogno di tutto (Il Castello interiore I, 2). Con dolore ricordò che le donne non potevano evangelizzare: Se si tratta di una donna, ella si affligge che il suo sesso le sia d'impaccio per l'attuazione del suo desiderio [di lodare pubblicamente Dio], e invidia molto quelli che hanno la libertà di alzare la voce, per far sapere a tutti chi sia questo gran Dio degli eserciti. Oh, povera farfallina, legata con tante catene che non ti lasciano volare come vorresti (Il castello interiore, VI, 6). Ma la debolezza è anche sfida. Se da una parte, infatti, Teresa era consapevole dei limiti imposti al suo essere monaca, dall'altro sapeva che Dio non bada alle categorie umane.
Per questo, mise in atto una serie di ardite scelte operative che la rendono ancora oggi attuale e significativa: a lei, come donna, era vietato l'accesso alla Bibbia e l'insegnamento, eppure commentò il Cantico dei Cantici, basò l'itinerario di orazione sul testo del Pater noster ed è diventata maestra di direzione spirituale degli uomini e delle donne che cercano Dio: prima donna proclamata dottore della Chiesa:** da Paolo VI nel 1970.
Nella sua opera Cammino di perfezione, Teresa aveva invocato giustizia per le donne, proclamandone la dignità e il diritto a essere prese sul serio nella testimonianza: So che sei un giudice giusto e non fai come i giudici del mondo, per i quali, essendo figli di Adamo e in definitiva tutti maschi, non esiste virtù di donna che non ritengano sospetta. O mio Re, dovrà pur venire il giorno in cui tutti si conoscano per quel che valgono [...] Vedo però profilarsi dei tempi in cui non c'è più ragione di sottovalutare animi virtuosi e forti, per il solo fatto che appartengono a delle donne (Cammino di perfezione 4, 1). Parole profetiche che ancora attendono risposte adeguate.

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