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Sulla quantificazione dell'assegno incide anche la prova testimoniale

Il giudice non deve necessariamente considerare tutti i parametri di riferimento - Sentenza 1 settembre 2015

Anche una prova testimoniale, ritenuta valida dal giudice di merito, insuscettibile di controllo in sede di legittimità, può incidere sulla quantificazione dell'assegno divorzile.
Lo ha sancito, rigettando il ricorso dell'ex marito, l'ordinanza n. 17412 del primo settembre 2015 della sesta sezione civile della Cassazione. L'uomo ha ritenuto eccessiva la somma di 450 euro stabilita come sostentamento per la moglie dopo il divorzio, cifra peraltro più bassa di quella disposta in sede di separazione.
A differenza di quanto però da lui sostenuto, secondo la Corte di legittimità, nel quantificare la somma il giudice a quo ha tenuto conto dei miglioramenti economici della moglie, proprio per questo ha abbassato la cifra da versare in suo favore.
Non necessariamente nel giudizio bisogna tener conto di tutti i parametri di riferimento, ma se ne possono valorizzare uno od alcuni, come, nel caso in esame, la condizione economica dei coniugi.
Per la Suprema corte vale infatto ricordare il principio secondo il quale l'assegno per il coniuge deve tendere al mantenimento del tenore di vita da questo goduto durante la convivenza matrimoniale, e tuttavia indice di tale tenore di vita può essere l'attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi.

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