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L'Asl risarcisce l'omessa sterilizzazione anche se la donna porta a termine la gravidanza non voluta

Danni patrimoniali e non alla coppia araba: no al concorso di colpa, l’aborto è un rilevante sacrificio per la salute e la libertà di autodeterminazione. È il sesto figlio: 300 euro al mese per 23 anni - Sentenza 16 novembre 2015


Sì al risarcimento del danno per la gravidanza indesiderata. A pagare è l'Asl perché la paziente dopo il quinto figlio chiede la sterilizzazione tubarica che però non viene eseguita dai medici dell'ospedale: dopo poco la donna si ritrova di nuovo incinta e ottiene il risarcimento per la lesione patrimoniale; il tutto senza che l'azienda sanitaria possa ottenere il riconoscimento di un concorso di colpa della signora danneggiata soltanto perché non ha interrotto la gravidanza indesiderata. L'aborto di cui alla legge 194 è senz'altro un diritto, ma non si può certo chiedere alla danneggiata di assumere una decisione che comporta un sacrificio per la sua salute e libertà di autodeterminazione solo per ridurre i danni della mancata sterilizzazione. È quanto emerge dalla sentenza 1298/15, pubblicata dalla seconda sezione civile del tribunale di Reggio Emilia (giudice Chiara Zompi).

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