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Verso l'8 marzo II

Prigioniere di un sogno: primi passi verso l'autonomia

A volte capita di essere prigioniere di un sogno, quello dell'amore incondizionato e per raggiungerlo siamo disposte anche, purtroppo, a soffrire, a lasciarci sottomettere e calpestare nella nostra dignità.
L'amore, pur nelle sue contraddizioni (non sempre rende felici ma infelici quando si oppone alla sua prerogativa di essere terapia per l'anima) ci chiede di essere vive nel corpo e nella mente.
La vita vuole libertà ed è questo il punto importante, quello di essere libere. Per essere donne emancipate è necessario, indispensabile, conquistare l'autosufficienza emotiva che si raggiunge solo se ci si convince di farcela davvero.
Si conquista a partire dalle piccole azioni quotidiane, non accettando ad esempio idee improduttive come: "Oggi sono sola e allora non apparecchio la tavola, non mi pettino, sto in tuta....".
Non dobbiamo fare qualcosa in funzione della presenza del compagno o del marito, ma imporci di vivere adeguatamente le nostre giornate anche se siamo sole. Prendendo confidenza, conoscenza e stima con il nostro essere profondo possiamo amarci, rispettarci e diventare indipendenti emotivamente.
Raggiunto questo obiettivo potremo ritenerci donne emancipate perché libere dalla catena del pregiudizio di avere per forza bisogno di qualcuno. Inoltre se saremo davvero libere potremo intraprendere una relazione sentimentale appagante e paritaria. Ma non solo questo: saremo figlie autonome, madri equilibrate e proficue, nonne serene nell'accertare lo scorrere del tempo.


Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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