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Intervista a Costanza Miriano: dialogo sulla femminilità

di Maria Giovanna Farina



Costanza Miriano, giornalista, moglie, mamma e fenomeno editoriale, è una scrittrice molto criticata e definita catto-talebana, in realtà è una donna propensa al dialogo. Ognuna dal proprio punto di vista può dare un contributo alla causa femminile

Iniziamo con il tuo nuovo libro, Quando eravamo femmine – lo straordinario potere delle donne (Sonzogno). Ora non siamo più femmine?

In realtà il titolo è ispirato al documentario su Cassius Clay dove lui andando in Africa riscopre le sue radici di nero e Mussulmano, anche noi femmine abbiamo la possibilità di riscoprire. Lo dico in senso positivo, possiamo riscoprire la maggiore grandezza e consapevolezza di noi e quindi accogliendo il femminile e il materno. Gli sforzi negli ultimi anni si sono concentrati sul lavoro di cura come qualcosa di cui liberarsi. Non vorrei rinnegare il passato

Da quel che ho capito non vuoi disfarti delle conquiste femministe grazie alle quali le donne hanno acquisito i loro diritti. Mi sembra che tu faccia il discorso: ora andiamo avanti. Giusto?

Giusto infatti faccio due lavori, di giorno la giornalista e di notte scrivo. Domenica tra l'altro sono stata tutto il giorno in casa a recuperare il mio lavoro di casalinga e mio marito mi ha detto che meno male non sono solo donna di casa altrimenti diventerei una rompiscatole ossessionata dal disordine...

Quindi sei d'accordo sul fatto che le donne abbiamo molti lati da manifestare, molti ruoli possibili?

Esatto, però c'è una battaglia da fare che sarebbe poter scegliere a seconda della quantità di impegni fuori casa

Quindi sei per il ruolo paritario con gli uomini? Non siamo inferiori?

No, pari dignità, ma tener conto delle diversità che ci appartengono. Per una donna è molto faticoso stare fuori casa tutto il giorno, quindi sarebbe bello poter calibrare l'impegno in base alle epoche della vita. Quando i bambini sono piccoli o ci sono gli anziani sarebbe bello poter stare più a casa. Capisco che pretendo tanto, ma vorrei si potesse scegliere. Quando pensiamo alle donne che lavorano citiamo dirigenti, docenti, professioniste insomma persone che hanno un lavoro che dà grandi soddisfazioni. Non dobbiamo però dimenticare quelle che hanno occupazioni meno gratificanti e legati all'orario e al cartellino...

Eh sì, hanno una vita più rigida, più preconfezionata dalla quale è difficile derogare. Ci sono dei discorsi sui quali ogni donna dovrebbe essere d'accordo al di là del credo religioso o politico, vorrei più spirito di corpo e meno fazioni, soprattutto quando si parla di questioni importati come l'utero in affitto. Cosa ne pensi?

Guarda, mi ha scritto ieri una mussulmana iraniana, dicendo "Ho letto il tuo libro dall'Iran e vorrei conoscerti" e poi incredibilmente ho scoperto che porta i figli nella mia stessa scuola qui a Roma. Mi ha scritto "Uniamoci": ecco, vedi eppure la mia fede e la sua sono inconciliabili. Credo che per la vicende delle donne e dei bambini non sia una battaglia religiosa ma sull'uomo

È l'umanità che appartenendoci dovrebbe unirci

Le donne dovrebbero essere in grado di scegliere, non dico che tutti dovrebbero figliare come conigli, ma che siano messe in grado di scegliere se accogliere la vita e dedicarsi negli anni in cui i bambini abbiano oggettivamente bisogno delle cure materne. La conciliazione non è solo asili nido aziendali, mi sembra una cosa ridicola portare un figlio in azienda: riduce di qualche minuto la preparazione del bambino ma se poi non è l'unico, tutti gli altri cosa fanno? Sarebbe bello poter scegliere, se poi una donna ha un senso dell'accudimento meno spiccato riesce a lasciare il figlio otto ore al nido. Non giudico nessuna...

Il libro è strutturato come lettere alle tue figlie, quindi un messaggio alle nuove generazioni? E qual'è il messaggio?

L'accogliere la parte femminile non come viene proposta dal mondo, ma suggerisco di entrare in contatto con la propria parte femminile e non lasciarsi condizionare da modelli imposti da fuori

Questo però è molto complicato, con le adolescenti poi...

Eh sì, inoltre è importante accogliere la parte di mistero che c'è in ognuna di noi come lo sguardo, la fragilità, il bisogno di approvazione che non è dovuta alla cattiveria dei maschi ma che io chiamo la voragine che ci caratterizza tutte

Possiamo riassumerlo come bisogno di consenso?

Sì, sapere chi sei, non negarlo, accogliere questo bisogno e stare attenti a chi lo consegniamo. La domanda è uguale per tutte, la mia risposta è quella della fede

Ognuna può rispondere in un modo diverso?

Ah, sicuramente

Le religioni monoteiste mostrano la volontà di dialogare, non dovremmo prenderne esempio come società civile? Io vedo purtroppo solo fazioni

E' vero ci sono degli argomenti che fanno scattare delle divisioni feroci. Ci sono persone però che quando mi conoscono, come un signore che ho incontrato l'altra sera a Modena, era lì per parlare del suo disappunto circa ciò che avevo detto a Presa diretta su RAI Tre, si è ricreduto sul mio conto. Mi ha vista disponibile, alla mano... mi spiace di essere definita come la crociata o la catto-talebana

Forse non hanno capito il lato provocatorio a partire dal tuo libro di Sposati e sii sottomessa?

In senso cristiano la sottomissione è un valore, ma quello che non hanno capito è che è una scelta libera, noi crediamo in un re crocifisso

E in senso pratico?

Una moglie o una mamma è sottomessa nel momento in cui riesce a far venire fuori la bellezza della natura profonda delle persone che le sono affidate: marito, figli...

La parola sottomessa è fuorviante e per questo ha creato l'equivoco. Da come me la stai raccontando oltre ad essere una scelta, è un far venire al mondo le potenzialità

Certo! Mi piacerebbe solo che chi critica leggesse prima il libro

In quando eravamo femmine sostieni che essere felici è possibile, "ma richiede un lavoro; che si può pure andare dove ci porta il cuore, ma poi bisogna chiamare il cervello perché ci venga a riprendere, e ci porti in un luogo segreto, dove si mette in moto una vita più feconda e piena." come si può chiarire questo tuo discorso?

Stai parlando di un altro punto del libro che vorrei consegnare alle mie figlie ed è che ogni essere umano è un mistero e la donna rischia di essere condizionata dalla proprie emozioni. Santa Teresa d'Avila la chiamava "La pazza di casa", è una parte di noi che talvolta prende il sopravvento, c'è bisogno di un confronto. Non sempre mi posso fidare, c'è bisogno di rapportarsi come nei casi quando mi sento la più brava, la più bella... o come quando mio marito mi dice che mi scatta l'embolo del giudizio universale con i miei figli e dico ce hanno sbagliato tutto. Non sempre mi posso fidare delle mie emozioni quindi devo esercitare un giudizio e non lasciare che La pazza di casa comandi

Quindi mi dici che è necessario un confronto con un soggetto esterno a noi?

Sì e secondo la mia esperienza ciò è possibile con la psicoanalisi o con la preghiera, per entrambe le pratiche è sempre aprire ad una relazione


Qualcuno che sia un punto di confronto credo sia l'antidoto alla autoreferenzialità

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