• facebook

Home » Rubriche » Interviste e Sviste » Siamo sorelle: intervista a Mariacristina Gribaudi
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Siamo sorelle: intervista a Mariacristina Gribaudi

Amministratore unico della Keyline s.p.a., Mariacristina, tra le tante attività, da dicembre 2015 è Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, recentemente è entrata a far parte del Consiglio di Amministrazione di H-Farm, la piattaforma d'innovazione che ha l'obiettivo di supportare la creazione di nuovi modelli d'impresa, in qualità di Amministratrice Indipendente. Inoltre ha preso parte agli Stati Generali delle Donne Veneto che hanno affrontato il documento di sintesi dei lavori elaborati dalle donne partecipanti alla giornata del 5 dicembre 2014 a Roma presso il Parlamento Europeo.

Che cosa è per te la sorellanza? L'hai incontrata e se sì in che termini?

Ho trovato una certa sorellanza con donne più giovani di me, ai convegni degli industriali per esempio dove mi invitano a parlare. Potrei essere la loro madre o una sorella maggiore che parla un linguaggio credibile e merita di essere ascoltata, se invece devo confrontarmi con le donne della mia età (ha 56 anni e lo dichiara, la parità è anche questo) è una cosa più complicata.

Come mai?

Il problema di base è che non siamo state educate a cooperare secondo il concetto della sorellanza. Tutte noi partecipiamo a convegni, facciamo aggiornamento ma dobbiamo fare rete in modo più esteso e continuativo... mi piace ricordare che tra le persone che mi hanno scattato una foto durante la premiazione sei stata tu, anche se ancora non ci conoscevamo. Dobbiamo sviluppare l'attitudine alla sorellanza.

Beh, io non avendo sorelle...

Il discorso è che se lei è più importante di me mi fa ombra; questo è ciò che certe donne pensano delle altre più note. In realtà ognuna di noi ha le proprie capacità: io, come qualsiasi persona, non so fare tutto. Ogni donna dovrebbe tirare fuori il proprio talento e metterlo a disposizione. Purtroppo siamo state educate ad essere le migliori, ponendoci in continua competizione una con l'altra.

In quest'ottica, le altre donne sono le sorellastre di Cenerentola. Se due sorelle crescono in ambiente adatto e non conflittuale vivono l'affetto reciproco, il volere il bene dell'altra.

Questo purtroppo non emerge sempre e lo si evince anche nelle associazioni legate al mondo femminile. Dobbiamo imparare a portare alla luce le nostre qualità individuali mettendole al servizio del gruppo e non a farci ombra.

Questo è il problema

Allora dobbiamo lavorare sull'ombra

L'ombra uno spunto che mi piace molto

Durante l'incontro con le donne sudamericane ho sentito la necessità di rivolgermi a tutte le italiane presenti per sottolineare l'esempio di sorellanza, di solidarietà che hanno dimostrato. Hanno certamente avuto un'altra educazione ma sono state capaci di promuovere e sostenere questo spirito di sorellanza.

Sanno cos'è l'umiltà

E noi l'abbiamo persa. Sto creando un progetto "Venezia, città delle donne ". Ho mandato una mail informativa a diverse donne ma non ho avuto le risposte che mi aspettavo di ricevere.

Il tuo progetto parte proprio da Venezia, come mai?

Perché Venezia storicamente ha donne che hanno fatto la storia della città e che non emergono, a partire da Santina Polo figlia di un certo Marco Polo. Nel 1366 rimase vedova e la famiglia del marito voleva impossessarsi di tutta la dote, comprese le cose che suo padre le aveva regalato durante i viaggi. Lei con una sentenza memorabile riuscì a farsi restituire il tutto e siamo nel 1366.

Donna fuori dal comune

In più stiamo creando degli spazi dove incontrarci per dare la possibilità di organizzare dibattiti sul tema delle donne; come quello che si terrà il 28 maggio in Keyline, in fabbrica, e che è stato organizzato dal comitato scientifico-culturale presieduto da una donna della produzione, una orgogliosa tuta blu.

Quindi tornando alle mail?

Non mi aspettavo di essere glorificata ma che si capisse che sto facendo qualcosa in Italia e magari sentirmi rispondere – quando vieni nella mia città puoi fare qualcosa anche qui - questo è il fare rete che ci manca. Va però detto che le donne che mi hanno risposto sono rimaste entusiaste del progetto. E questo mi fa capire che il senso di cooperazione non è del tutto perso.

Potresti fare molti esempi immagino?
Ce ne sarebbero diversi, ma credo che al punto a cui siamo arrivate non serva versare fiumi di parole ma puntare al fare, perché altrimenti rischiamo di non essere più credibili per le nuove generazioni. La mia generazione deve dare il buon esempio e quindi dobbiamo perseverare nel divulgare lo spirito di sorellanza. Sappiamo bene che le donne hanno la capacità con la loro determinazione e resilienza di cambiare il mondo.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

Chiedi informazioni Stampa la pagina