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Siamo sorelle: dialogo con Tina Leonzi

Tina Leonzi, fondatrice e presidente del MOICA (Movimento italiano casalinghe) è una testimone molto attiva del lavoro femminile nella famiglia e nella società. Lei che ha ideato questa associazione nel 1981, è una delle persone più autorevoli a cui chiedere il significato della sorellanza.

Tina tu lavori da una vita sul riconoscimento sociale delle casalinghe, con le donne della tua associazione hai creato un rete di aiuto per le donne: come vivono la sorellanza le donne sudamericane che abbiamo incontrato agli Stati Generali?

In riferimento al tuo sguardo sulle donne sudamericane, ti posso dire che noi come MOICA siamo in contatto con loro da tanti anni, purtroppo la crisi e le minor possibilità economiche di questi periodi un po' duri ha reso più difficili quei rapporti che anni fa erano costanti e reciproci.

Quando sono iniziati i rapporti?

Oltre vent'anni fa, dal 1994. Il legame però c'è sempre al punto che abbiamo costituito insieme Unica (Unione Intercontinentale Casalinghe). Queste donne le avevo conosciute al convegno a Madrid dove erano presenti le argentine, loro mi dissero che non potevano entrare per via che il nostro statuto era solo per la comunità europea. Ho risposto che non c'era problema, si sarebbe fatto un altro statuto e così fu. Il ventisei di maggio del '94 è nata questa unione che è durata con scambi interessantissimi con altri paesi non solo l'Argentina, ma anche Brasile, Uruguay, Paraguay... è stata un'esperienza meravigliosa. Ecco perché sono interessata alla sorellanza.

Per te è stata un'esperienza emozionante?

Sì, perché erano donne semplici ma poi prendevano la parola e con entusiasmo e passione ti lasciavano a bocca aperta per le cosa che sapevano dire. Ti dirò, in quei paesi è molto vivo il rapporto con le istituzioni.

In che senso?

Ti faccio subito un esempio. In Paraguay, l'ultima volta che siamo state, ci hanno organizzato il convegno nella Casa del poder popular aperto dal Presidente della Repubblica e chiuso dal Presidente del Senato: una cosa meravigliosa. Finiti gli interventi si sono spalancate le porte laterali e sono entrati i corpi di ballo con i costumi nazionali, è stata un'accoglienza e un'esperienza splendida!

Donne come te hanno qualcosa di concreto da raccontare allora ti chiedo come possiamo recuperarla, noi europee che spesso sembriamo delle fazioni in lotta?

È vero, purtroppo. Credo che dovremmo recuperare il confronto con queste donne almeno dal punto di vista epistolare per farci dire a che punto sono, com'è la situazione in questo momento nei loro paesi. Cos'è cambiato e come è cambiato. E di lì partire con un dibattito serio.

È proprio questo il mio intento, raccogliere testimonianze e metterle a confronto.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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