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Perfetti sconosciuti: una riflessione, tratta dal film, sulla vita di coppia

Il nuovo film di Paolo Genevose, Perfetti sconosciuti, vincitore del premio David di Donatello pienamente meritato, mi ha fatto riflettere con il giusto ironico distacco sulle relazioni di coppia all'epoca dell'uso compulsivo del telefono cellulare. Smatphone e iPhone ci mettono in contatto con il mondo e conservano nella memoria della sim la nostra vita. Anche i nostri scheletri nell'armadio.
La vicenda si svolge durante una serata dove un marito e una moglie in crisi invitano a cena due coppie di amici, e un amico separato alla ricerca di una compagna stabile. Il convivio procede bene fintanto che alla padrona di casa non viene in mente di proporre un gioco che consiste nell'ascoltare tutti insieme le telefonate o leggere gli sms che giungeranno ai rispettivi cellulari. Così, dopo qualche esitazione iniziale, tutti accettano di riporre il proprio apparecchio in mezzo alla tavola.
A questo punto il passatempo ha inizio e con un brillante gioco degli equivoci ognuno cerca di giustificare ciò che riceve, il gioco regge finché….andate al cinema che non vi pentirete. I dialoghi sono ben costruiti e mai banali, mentre la trama è molto interessante e adatta a far riflettere: è meglio non affidarsi troppo alla tecnologia per confessare i propri vissuti, è opportuno mettere maggiore impegno nella vita di coppia perché nessuno ci impone di intraprenderla, ma quando ci siamo vale la pena farla progredire. Il tradimento emerge sovrano, in questa pellicola sembra quasi che ne nessuno ne sia immune, tradimento fatto anche di fantasie e di non detto all'altro che si fida di noi. Tradimenti messi in atto perché dialogare è diventato troppo difficile. E così mentre la sim conosce tutto della nostra vita, il nostro partner ne sa poco o nulla.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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