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Siamo sorelle: dialogo con Danila Bonito


Danila Bonito è nota al grande pubblico come giornalista RAI, dove è stata per anni inviata speciale e conduttrice di telegiornali, inchieste e programmi di Rai Uno e Raidue. È autrice e conduttrice di diversi programmi tra cui il noto "Donne al bivio" che è diventato anche un libro

La sorellanza è un sentimento universale che dovrebbe unire le donne e renderle solidali tra loro. Tu l'hai incontrata dal punto di vista professionale e umano?

L'ho incontrata nella professione ma anche nel privato: nel privato molto di più dove le persone che frequenti te le scegli. Nel pubblico decisamente meno. La questione della solidarietà femminile veniva sbandierata già trent'anni fa; nel mondo del lavoro, in particolar modo nel giornalismo, è una parola assolutamente vuota. Vuota per tante ragioni, penso che il femminile non abbia ancora consapevolezza del tutto, di quanto potrebbe essere veramente alleato e non competitivo, agguerrito ... la donna quando raggiunge un luogo di potere assume un atteggiamento maschile.

Gli uomini riescono a solidarizzare meglio tra loro, così hanno lamentato tante donne. Cosa rende così difficile per le donne invece fare corpo? Non dovrebbe essere naturale?

Dovrebbe essere naturale... dobbiamo osservare i rapporti nella storia dell'uomo e della donna nel corso dei secoli, ma ciò ci porterebbe molto lontano. Se osserviamo i cambiamenti degli ultimi cinquant'anni, ci rendiamo conto che sono stati fatti enormi passi avanti grazie ai quali la donna ha potuto conquistare i ruoli. Allo stesso tempo c'è una cultura atavica maschile e, se è difficile che due amici maschi si confidino tutto quello che riescono a confidarsi due donne, non possiamo dimenticare come lo spirito di genere maschile esista dai tempi dell'età della pietra.

E la sorellanza?

La sorellanza femminile nei tempi antichi probabilmente esisteva di più, ma ciò che era normale allora non lo è stato più negli ultimi cinquant'anni. Le posizioni predominanti femminili nel lavoro in tutti i campi sono sempre state scarse rispetto a quelle maschili. Questa famosa parità: è una parità di facciata ma non di sostanza. Secondo me non si è ancora sviluppato questo senso di armonia femminile. Negli anni i ruoli sociali e familiari sono cambiati e in questa logica la competizione femminile è diventata più accesa.

Non dipenderà dall'educazione ricevuta da cui non si riesce ad uscire: l'altra donna è una nemica, ti ruba il marito, frase assurda perché lui non è un oggetto inanimato, ma possiede capacità di scelta...

È assolutamente così. Ciò che le donne devono contendersi che sia un lavoro, un vestito o un marito, nel giusto ordine d'importanza naturalmente, inquina i rapporti. Spesso la donna non riesce a non essere competitiva e quindi se sei minimamente carina, pensante e accogliente magari non vieni invitata in un salotto dove ci sono altre donne che temono per la loro situazione affettiva…

Forse nelle donne c'è ancora una profonda insicurezza?

È molto difficile generalizzare, personalmente credo di essere una persona sicura, poi ognuno ha le proprie debolezze, non ho mai considerato una donna come potenziale rivale. Ho sempre ragionato in modo diverso. Ad esempio, io piaccio ad una persona, do per scontato che finché piacerò sarà così e il giorno che guarderà un'altra vuol dire che non è più interessato a me. In questi discorsi le sfumature sono talmente tante ed ampie, credo però non sia solo un problema di insicurezza e poi si può parlare solo per sé e non generalizzare. Tornando alla sorellanza, oggi penso sia un argomento non completamente compreso perché è sempre una sorellanza contro qualcuno, invece dovrebbe essere una sorellanza tout court. Il giorno in cui si arriverà a questo, probabilmente saremo in un mondo migliore.

Se tu dovessi dare un suggerimento alle altre donne su come giungere alla sorellanza: cosa direbbe Danila per aiutare le altre a sviluppare questo sentimento?

Basterebbe essere capaci di ascoltare l'altra, ma questo vale anche per gli uomini, i bambini... per tutti. Il problema è che non ascoltiamo.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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