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Siamo sorelle: dialogo con Marinella Gagliardi Santi

Docente di Storia e scrittrice, Marinella è autrice tra gli altri del romanzo Il mistero delle tavolette magiche (ed, Curcio). Come membro del club Sorores Optimae ci dà un testimonianza interessante.

Come hai vissuto la sorellanza nella professione e nella vita privata?

Io sono figlia unica, di conseguenza la sorellanza è un valore al quale ho sempre aspirato, che mi è sempre stato congeniale. Mi sono perciò trovata a mio agio nel Soroptimist, il club delle Sorores Optimae, nell'ambito del quale le mie amicizie personali assumevano un nuovo ruolo: il piacere dell'amicizia si sommava a quello della partecipazione, con le amiche, alla realizzazione di progetti studiati insieme. E ognuna di noi, nel Soroptimist, apporta l'esperienza della propria professionalità come spunto e ispirazione per le iniziative del Club, nel sociale, nella scuola, in campo sanitario, culturale…

Siamo tutte figlie della Madre Terra, credi si possa raggiungere questo sentimento universale, la sorellanza appunto, per cui si avverte una vicinanza con le altre donne?

Dipende dalla sensibilità personale, se avverti questo sentimento in te, sarai in grado di coglierla anche in chi è mosso da una sensibilità vicina alla tua. Mi coinvolgono sempre molto piacevolmente le richieste di amicizia da parte di Soroptimiste, su Facebook, provenienti da ogni parte del mondo!
La difficoltà, però, può essere quella di far germogliare in altre la buona disposizione alla sorellanza, magari presente in nuce a livello inconscio...
Perché la sorellanza è importante in primo luogo se consente di agire per aiutare e alleviare situazioni di disagio femminile tristemente note a tutti: in suo nome ci si può aprire, si può ascoltare, prendere iniziative e, dall'altra parte, rendersi conto che si può e si deve chiedere aiuto quando necessario!

Un suggerimento di Marinella alle donne per aiutarle in questo cammino

Non farsi sviare da falsi miti e da valori fuorvianti. Si dovrebbe tornare all'essenza delle cose, il che per me significa tornare alla semplicità di costumi di vita che siano il più possibile vicini al mondo naturale. E a questo punto non resterebbe che guardarsi finalmente intorno, ma con occhi 'ripuliti': anche chi ci sta vicino potrà assumere una nuova identità che prima non si coglieva.


Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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