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Licenziata la segretaria dello studio che passa troppo tempo su Facebook dal computer aziendale

Fiducia lesa per le ore sottratte alla prestazione e l’uso improprio del pc. Non lede la privacy la stampa della cronologia. Recesso non ritorsivo se il dipendente ha solo chiesto notizie sulla “104” - Sentenza , 21 giugno 2016


Licenziato. Scatta il recesso per giusta causa a carico del dipendente che sta troppo tempo su Facebook sottraendo ore alle prestazione e utilizzando in modo improprio il suo strumento di lavoro: si tratta di una condotta che lede il rapporto di fiducia con il datore. E non lede la privacy del prestatore d'opera la cronologia degli accessi a Internet dalla postazione stampata dalla controparte per dimostrare gli accessi indiscriminati del lavoratore al suo profilo personale sul social network. Ancora. Non si configura il recesso ritorsivo solo perché il prestatore d'opera ha chiesto al consulente del lavoro informazioni sui permessi della legge 104 per assistere un congiunto malato: tutto ciò non prova che il datore sia al corrente delle intenzioni del dipendente, che starebbe per chiedergli i permessi riconosciuti per la solidarietà familiare, e si sarebbe dunque risolto per il provvedimento espulsivo. È quanto emerge dalla sentenza 782/16, pubblicata il 13 giugno dalla sezione lavoro del tribunale di Brescia.

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