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Siamo sorelle: dialogo con Anna Maria Gandolfi


Consigliera di Parità, Anna Maria si occupa della promozione e della tutela, anche giudiziaria, delle pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro. Opera per la Provincia di Brescia

Anna Maria come hai vissuto la sorellanza nella tua esperienza privata e professionale?

Ho sessantaquattro anni, se mi avessi parlato di sorellanza trent'anni fa ti avrei forse dato una risposta diversa. Da almeno vent'anni mi è partita la volontà di fare rete anche con gli uomini. Fin dagli anni novanta sono stata fautrice di una rete di carrozzieri dove ero l'unica donna. Ho avuto modo di verificare che anche tra loro ci sono conflitti, certo gli uomini risolvono tutto con una bottiglia e qualche donna. Se tu mi chiedessi se ho avuto problemi, ti risponderei di no.

Come mai?

Gli uomini hanno sulle spalle mille più mille anni di storia di palestra. Non avevano donne con cui contendersi i luoghi di potere, li avevano solo loro e accettavano, alla fine, i compromessi. Questa palestra dura dai tempi antichi, quando all'epoca delle caverne andavano a caccia, dovevano catturare un grosso animale e si mettevano in gruppo.

Sono più uniti tra loro?

Non sono uniti, ma più soggetti a compromessi.

Si uniscono nel momento del bisogno.

Sì, però non stiamo parlando di politica ma di uomini nella vita di tutti i giorni. I conflitti, i punti di vista differenti, li risolvono facendo trattative tra loro, si distribuiscono i compiti e poi ci bevono sopra; certamente quando i conflitti si fanno più aspri e non trovano i famosi compromessi, anche gli uomini si danno battaglia, eccome! Ma anche una profonda divergenza può confluire in una cena e il giorno dopo si ricomincia da capo.

Eppure, come ho già raccontato, le donne sudamericane mi hanno colpita per una loro particolare capacità di essere sorelle.

Casi di sorellanza ce ne sono in tutto il mondo, certo è che le donne dei paesi più poveri hanno invece una grande ricchezza che non troviamo più nei paesi cosiddetti ricchi: l'umiltà!

Diventa un fattore unificante

Esatto, la povertà significa "quel poco che ho, lo posso condividere". Non c'è bisogno di andare molto lontano. Durante la guerra i nostri uomini erano tutti al fronte e le donne cosa hanno fatto? Non avevano bisogno di sorellanza, la applicavano facendo tutti i lavori possibili dei loro uomini. Chi andava in fabbrica, chi faceva la fornaia…

Ed ora cosa possiamo fare per giungere alla vera sorellanza?

Dobbiamo ritornare alle origini ad accettare la differenza. Siamo protagoniste, siamo donne italiane e paghiamo lo scotto di una relazione con gli uomini che ci fa diventare, in certi casi, come loro. Una volta raggiunto il potere... abbiamo bisogno di palestra di umiltà, di attaccamento alla terra. Faccio un esempio. Le Donne del vino, sono bresciana e le conosco: sono quelle del Franciacorta. Se le senti parlare ti fanno accapponare la pelle. Sono donne legate alla terra, per quanto riguarda le imprenditrici, il 15% sono legate all'agricoltura. Donna uguale terra, donna uguale madre; dico alle donne che ci leggeranno: dobbiamo ritornare alle nostre origini ed eliminare ciò che è superfluo.

Cosa intendi per superfluo?

Tutto ciò che ci può dividere. Quindi, se la pensi diversamente da me e dobbiamo giungere ad un obiettivo, sforziamoci di trovare il modo per raggiungerlo. L'obiettivo comune ci tiene unite, se abbiamo un obiettivo comune non litighiamo più, ma deve essere davvero comune, non solo a parole. L'umiltà è una bella parola…

Cosa vuol dire essere umile?

Accettare chi non la pensa come te, accettare la differenza.

L'umiltà è anche non sentirsi mai arrivati, la persona umile sa che c'è sempre tanta strada da fare. Dimmi una frase che dica la sorellanza, secondo Anna Maria.

Mi ripeto forse...per me vuol dire fare molta palestra e non importa cadere, la cosa importate è sapersi rialzare ed aver imparato da quella caduta.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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