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Non compie reato la moglie che pressa l'ex con telefonate e sms se vuole risposte su figli e soldi

Manca il dolo specifico: illogico definire «petulanti» le chiamate, anche notturne, quando il destinatario-onerato si sottrae agli obblighi di assistenza familiare rifiutando ogni colloquio - Sentenza del 28 giugno 2016

No alla condanna per molestie all'ex che esegue ripetute telefonate e invia continui sms, anche nelle ore notturne, al coniuge separato se le comunicazioni hanno come oggetto il rapporto coi figli. Lo ha sancito la sentenza 26776 del 28 giugno 2016 della prima sezione penale della Cassazione. La Suprema corte ha accolto il ricorso dell'ex moglie cassando senza rinvio la sentenza di merito che la condannava sostenendo che scopo delle comunicazioni era quello di esercitare un indebito disturbo al ricevente.

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