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Coding Girl, cosa programmano le ragazze? Pari opportunità nell'hi-tech

Donne e programmazione, ecco com'è andata la prima edizione della scuola estiva. Tra gli obiettivi, dividere il gap tra i sessi nel mondo del lavoro, di Cristina Cucciniello


"PROVENGO da studi umanistici, non pensavo di essere portata per la matematica o l'informatica"; "ho visto che il coding è accessibile a tutti"; "mi aspetto di diventare coach, per insegnare, a mia volta, programmazione ad altre persone": nei ricordi di Giulia, Elisa, Cristina, Herika e delle altre partecipanti alla prima edizione della Coding Summer School - organizzata dalla Fondazione Mondo Digitale in collaborazione con l'Ambasciata degli Stati Uniti d'America a Roma e la Microsoft - l'estate 2016 ha avuto una marcia in più.

Non solo mare e serate in spiaggia, insomma: per queste ragazze l'estate appena trascorsa ha significato apprendere nuove skill in un ambito ancora poco frequentato dalle donne, la programmazione informatica. Ma se l'estate ha visto nascere un nuovo amore per il coding in queste ragazze, anche l'autunno si prospetta ricco di avvenimenti a tema. La Summer School - cui hanno partecipato 60 ragazze provenienti da Milano, Napoli e Roma - è stata un'anteprima della terza edizione del progetto "Coding Girl", progetto che sta per prendere, ancora una volta, il via, con una serie di iniziative dedicate al coding.
Coding Girl, programmare è un gioco da ragazze

L'iniziativa portata avanti dalla Fondazione Mondo Digitale con l'intento di superare il gap di genere nel mondo del lavoro, in special modo nei settori relativi alle materie STEM, acronimo per science, technology, engineering and mathematics, in italiano scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, quest'anno consisterà in una serie di lezioni diffuse sui territori aderenti al progetto: Milano, Roma, Napoli. Se - secondo i dati diffusi dal World Economic Forum Gender Gap Report del 2015 - è plausibile aspettarsi che solo fra 118 anni le donne possano arrivare ad ottenere lo stesso reddito da lavoro generato dai colleghi maschi nel 2006, diventa impellente mettere in atto ogni strategia affinché le attuali teenager possano essere una sorta di "scala di cristallo", verso il celebre soffitto da abbattere.

"Coding Girl", la cui terza stagione è stata appena presentata presso l'Ambasciata degli Stati Uniti d'America a Roma, partner dell'iniziativa insieme a Microsoft, lavora proprio in questa direzione: combattere, anche con il coding, pregiudizi e stereotipi di genere, istruire studentesse in settori considerati - a torto - appannaggio del mondo maschile, costruire un circolo virtuoso di competenze, consentendo alle ragazze di condividere le abilità acquisite. Nella sua terza edizione, infatti, "Coding Girl" arriverà a coinvolgere circa 1000 ragazze - provenienti dalle tre città coinvolte, Milano, Napoli e Roma - in una staffetta di formazione diffusa. Le 60 studentesse già istruite al coding durante l'estate anche da tutor d'eccezione - come Emily Thomforde, Code Educator and Science Technology Engineering Art and Mathematics (STEAM) Specialist - diventeranno, a loro volta, coach per le future allieve dei corsi di programmazione.

Sarà la stessa Emily Thomforde a condurre la staffetta formativa fra le città, l'innesco di quell'effetto moltiplicatore di competenze che "Coding Girl" si propone di mettere in atto per velocizzare il processo di raggiungimento delle pari opportunità nel settore scientifico e tecnologico. Quel "mondo più equo ed interconnesso", in cui sogna di vivere e lavorare la diciottenne Herika, una delle partecipanti alla Summer School. Non solo: accanto alle lezioni, le coding girls italiane saranno anche testimonial della campagna europea e-Skills for Jobs e prenderanno parte alla prima edizione della "Phyrtual Innovation Week" - dal 3 all'8 ottobre, presso la Città Educativa di Roma e in Campidoglio - una settimana di eventi dedicati al mondo dell'information technology.

Una sfida, quindi, che ambisce a "diventare un movimento, come "Girls who code", iniziativa globale cui ci ispiriamo" - come spiega Mirta Michilli, direttore generale Fondazione Mondo Digitale - ma che comprende anche un obiettivo più ampio rispetto al coding: "abituare le nostre studentesse al pensiero computazionale". Concetti condivisi anche Carmela Palumbo, direttore generale per gli ordinamenti scolastici presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, che rimarca come "un numero elevatissimo di studenti, fin dalla scuola primaria, sceglie di prender parte alle ore di lezione dedicate al coding. Siamo dinanzi ad una innovazione culturale, che anche il nostro sistema scolastico sta affrontando: il pensiero computazionale, una skill indispensabile per affrontare non solo le materie scientifiche, ma anche le altre discipline scolastiche a livello di studi superiori".

Obiettivi che vanno di pari passo con "la valorizzazione del potenziale delle donne e la lotta agli stereotipi di genere" - come ricorda Gloria F. Berbena, Ministro Consigliere per la Stampa e gli Affari culturali, presso l'Ambasciata USA - ma che vanno anche visti in una prospettiva più ampia. Insomma, "oggi le competenze computazionali diventano una discriminante nel mondo del lavoro, non solo in ambito ITC. Queste competenze non solo aiutano a sfatare il mito di un settore considerato, a torto, appannaggio degli uomini, ma aiutano ad aprirsi ad un mondo di possibilità lavorative sempre più ampio: le aziende, non solo nell'information Technology, cercano donne con questo tipo di competenze", come ribadisce Paola Cavallero, direttore Marketing & Operations Microsoft Italia. Utilizzare il pensiero computazionale, allenarsi al problem solving, imparare a lavorare in gruppo: passerà anche attraverso queste competenze il futuro lavorativo delle teenager italiane.

pubblicato su R.it, 28/09/2016

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