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Ricordando Margherita Hack: come sono arrivata a lei e cosa ci siamo dette

In una caldissima giornata di giugno, al mattino 30 gradi, umidità 100%, sono partita da Milano Centrale alla volta di Trieste. Era il 2012, ma facciamo un passo indietro.

Una domenica pomeriggio scrissi a Margherita Hack per chiederle un'intervista, era appena uscito il suo libro Perché sono vegetariana che fu la molla del mio "prendi in mano la tastiera e deciditi". Sinceramente ero un po' perplessa, chissà se mi avrebbe risposto. Mi ha detto di sì e il giorno dopo ero al telefono con lei, ero felice di incontrare la più grande astrofisica del mondo: mi sentivo al settimo cielo, anche perché durante la mia giovinezza mi ero messa in testa di studiare Astronomia, ero preparatissima e fiduciosa, poi si sa come è andata a finire...la Filosofia mi ha catturata.

Appena misi giù il ricevitore pensai: "Potrei farle una video intervista, che ci vuole?". E così timidamente ripresi il telefono e: "Mi scusi, ma ho pensato che potrei fare una video..." mi rispose che per lei non c'erano problemi. Così dopo qualche giorno iniziai il mio viaggio Milano – Trieste andata e ritorno e, appena fuori dal treno venni investita da un'afa opprimente, mai provato un disagio simile in una città nota per una certa ventilazione e poi avevo la prospettiva di fermarmi non più di un'ora e mezza.
Arrivai a casa sua completamente liquefatta dopo aver percorso una strada in salita. Suonai il campanello e il cancello della villa si aprì, subito udii la sua voce e le gambe ebbero un cedimento. I miei timori furono di colpo spazzati via dalla naturalezza con cui mi ricevette, mi salutò come se ci conoscessimo da sempre e ciò favorì il ritorno della calma. immediatamente pensai: - Ne è valsa la pena venire fin qui! -

Il ricordo è indelebile: ero lì con Margherita Hack, non mi sembrava vero. I miei sogni adolescenziali potevano toccare la concretezza di un desiderio a lungo insoddisfatto e finalmente diventato realtà, potevo parlare con la grande scienziata. Ebbene, ho parlato con una donna immensa ma tanto semplice da sembrarmi mia nonna; tanto preparata ma capace di parlare come la vicina della porta accanto, questo credo sia uno degli ingredienti del suo successo: essere se stessi senza perdere il senso della realtà, essere una scienziata ma non dimenticarsi mai della donna intelligente noncurante della propria fama. Ecco un breve brano sulla parità tra i generi (tratto dall'intervista da L'accento di Socrate) che ho avuto il piacere di condividere con Marga, come la chiamava suo marito, anche lui presente seppur appartato in un angolo del salotto e defilato dal nostro conversare.

Professoressa Hack, come vede il futuro della donna in relazione al Paritismo? Lei è un simbolo della donna paritista

Io non ho mai sentito questo problema, mi son sempre sentita alla pari. Credo dipenda anche dalle donne, del resto ricevono un'educazione fin da bambine che le rende troppo arrendevoli o non dà loro abbastanza fiducia in sé. Mi pare che oggi se la donna vuole

Per certi versi è vero, però ci son donne come le impiegate, le operaie...che magari hanno qualche problema con la mancanza di parità

Certo c'è tutta una tradizione, ma la legge ora le tutela di più

Anche se però non viene sempre applicata

E lo so, c'è la tradizione, ci sono gli interessi, le donne son pagate meno

Lei non l'ha sentita la disparità?

Io ero statale e gli statali son pagati tutti uguali

Insomma lei ha avuto tutte le fortune: è nata vegetariana e non ha mai sentito la disparità!

Eh sì, ho avuto tutte le fortune. Perché il mio babbo e la mia mamma erano perfettamente uguali. Il babbo era contabile lavorava a Valdarno e poi fu licenziato perché non era iscritto al fascio, la mamma era maestra e diplomata in Belle Arti, non ha mai insegnato però era impiegata al telegrafo e smise di lavorare quando nacqui io. Poi quando il babbo fu licenziato andò a lavorare come copista agli Uffizi dove copiava i quadri che rivendeva: così ha mantenuto la famiglia.

VIDEO INTERVISTA


Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata
Foto di Daniela Lorusso

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