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Margherita Sarfatti. La regina dell'arte nell'Italia fascista

di Rachele Ferrario - Mondadori ed.

A lungo ricordata solo come l'amante ebrea di Mussolini, in realtà Margherita Sarfatti (1880-1961), giornalista, scrittrice e critica d'arte, è stata una protagonista del suo tempo. Ricca, colta e spregiudicata, ha lottato per emergere in un'epoca che non dava spazio alle donne e ha aiutato Mussolini nella sua scalata al potere. L'occasione per riscoprire questa figura singolare è offerta da Rachele Ferrario, storica e critica d'arte, già autrice di un'avvincente biografia di Palma Bucarelli. In 400 pagine, che si leggono d'un fiato, Rachele Ferrario ripercorre la vita della Sarfatti, senza sbavature agiografiche e con molti documenti inediti dall'Archivio del '900 del Mart di Rovereto. Moglie dell'avvocato Cesare Sarfatti, col quale dalla natìa Venezia si trasferisce a Milano, Margherita conosce Mussolini prima della Grande Guerra, quando entrambi sono socialisti. "Sentii - dirà lei - che emanava un'energia animalesca".

Dopo la guerra (nella quale perde il primogenito) si impone sulla scena artistica a scapito di Marinetti, il capo del futurismo, indirizzando Mussolini verso il gruppo di Novecento, da lei fondato con Sironi. Raggiunge fama internazionale con Dux (1925), la biografia di Mussolini divenuta un bestseller. Ma poco dopo, considerata una temibile rivale dai gerarchi fascisti e una presenza ingombrante da Mussolini, è messa da parte. Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, fugge dall'Italia, dove rientra nel 1947 per condurre un'esistenza appartata, dirà: "Non faccio nulla con grande successo. Il che è un risultato da non sottovalutare".

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