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Il presente ci appartiene: aggrappiamoci alle certezze

Prendiamo in considerazione un pensiero di Marco Aurelio tratto dal suo scritto A se stesso ossia che nessuno può perdere né il passato né il futuro: come si può essere privati di quello che non si possiede? Si può essere privati solo del presente poiché è anche l'unica cosa che possediamo.
Ciò rimanda ad alcune considerazioni come la paura del futuro o la nostalgia del passato, sensazioni negative che non si possono eliminare con l'idea che passato e futuro non ci appartengono, ma le parole di Marco Aurelio possono farcele ridimensionare. Purtroppo il passato non torna e con esso la giovinezza e le cose piacevoli, solo il ricordo può ridarci ciò che non abbiamo più; fortunatamente nemmeno le vecchie cose spiacevoli ri-tornano, esse non ci appartengono più. Lo stesso discorso vale per il futuro che a volte ci fa paura con la sua inquietante incognita: chissà come andrà a finire?

È la domanda che ci poniamo rivolgendoci alle nostre aspettative, ai nostri desideri, ai nostri timori. Fermo restando che non si può vivere senza pianificare anche minimamente il futuro, tutti i nostri interrogativi sono inutili perché rivolti a un tempo che non ci appartiene. E allora aggrappandoci all'unica cosa che possediamo, il presente, dobbiamo sfruttarlo al massimo senza buttare via neppure un istante soprattutto se speso per coltivare le nostre passioni, per migliorare noi stessi, la nostra vita e quella di chi ci sta intorno.

Tutto ciò va a predisporre l'anima ad affrontare quel tempo che sta arrivando e che ci sfugge continuamente, quello che possiamo definire l'eterno presente. Vivere nel passato e nel futuro ci fa perdere tutto ciò che possediamo e le occasioni che si presentano.

Maria Giovanna Farina

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