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Avvelenarsi col cibo

Parlo con tutti, mi intrometto seppur educatamente nella vita degli altri anche mentre viaggio su un treno. Non mi è mai capitato nulla di spiacevole, mai nessuna persona mi ha mandata a quel paese.

Qualche giorno fa ero sul treno che mi riportava a Milano e, stanca e assonata, mi guardavo intorno distrattamente; ad un certo punto il mio sguardo cadde su una giovane donna. Era in piedi appoggiata al sedile vicino l'uscita e ai suoi piedi c'era la custodia di un violino: una musicista verso la metropoli, penso.

Chissà quale storia ci sarà alle sue spalle? Mi incuriosisce la vita degli altri e mi piace immaginare il percorso che conduce una giovane verso il magico mondo dell'arte musicale. Di colpo il mio fantasticare si interrompe su ciò che la ragazza estrae dalla cartella, una borsa che tiene lì proprio vicino al violino: la merendina di una nota marca il cui ingrediente principale non è l'olio di palma, ora bandito da moltissimi grandi aziende, ma addirittura il grasso di palma imputato, insieme all'olio della stessa pianta, di essere un "ottura arterie".

Mentre la giovane addentava quel veleno, ho notato il suo corpo decisamente pingue: avevo a due passi da me una giovane grande obesa che si stava lentamente suicidando. Sì, perché il corpo di chi soffre di obesità è sottoposto a maggiore sforzo, il sistema circolatorio è già compromesso e appesantirlo con cibo spazzatura è un attentato alla propria vita.

Evidentemente la violinista non ha sufficiente amore di sé o chissà, è solo non educata al cibo, resta il fatto che non sono riuscita a dirle nulla ed ora mi sento in colpa. Quella colpa che dovrebbe provare chi produce simili scarti alimentari che purtroppo diventano pasto quotidiano anche per i nostri bambini.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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