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Da Matera verso il mondo: contro la violenza sulle donne

Due giorni di intenso lavoro in libreria e a scuola per diffondere la cultura della prevenzione


Matera Città della cultura 2019: la storia le rende giustizia; sì, questa proclamazione è del tutto meritata per una terra, la Basilicata, e per una città, Matera, che fu capitale della regione è un grande onore da cogliere a braccia aperte. In questo contesto nasce nel 2015 la mia collaborazione con Alba Dell'Acqua, presidente Moica Basilicata, che mi ha voluta a Matera per diffondere attraverso il romanzo "Dimmi che mi ami" il movimento d'opinione che ho fondato: "Abbi cura dell'amore, contro la violenza usiamo i sentimenti". Sono così venuta a conoscere in modo diretto il prezioso lavoro del Moica (Movimento Italiano Casalinghe, nazionale e internazionale, fondato da Tina Leonzi) che valorizza il lavoro femminile, soprattutto quello realizzato in famiglia, che si fonda anche sull'importante aspetto della cura. La cura è sempre un prendersi cura e non va confuso con l'esclusivo darsi quando qualcuno è malato, la cura è molto di più: è vigilare, preoccuparsi e sostenere moralmente, psicologicamente, umanamente la famiglia in tutti suoi membri.

Il mio libro "Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere", già presentato a Brescia presso il Moica Nazionale e Moica Brescia, è entrato in un progetto di prevenzione che insieme ad Alba Dell'Acqua è partito il 18 novembre da Matera con la prospettiva di diffondersi sul territorio nazionale. In quell'occasione abbiamo accennato ad un altro importante e futuro progetto che riguarda lo sviluppo delle potenzialità femminile nelle sue diverse sfaccettature. Dal mio punto di vista filosofico diventa un lavoro di sensibilizzazione con il mio approccio, definito innovativo, per tentare di riflettere in ogni centro di aggregazione, non solo scolastico ma anche di altra natura, sul rispetto della donna che poi diventa rispetto per l'umanità.
Sempre nella regione Basilicata, sono intervenuta con un primo incontro a Montalbano Jonico grazie all'organizzazione e all'invito di Ines Nesi, assessore con deleghe alla Cultura, Spettacolo, Turismo, Sport, Pubblica Istruzione e Politiche Sociali. L'incontro presso il liceo psicopedagogico Pitagora, condotto dalla giornalista Cristina Longo alla presenza del Preside Leonardo Giordano e di Nunzia Armento della Commissione Regionale Pari Opportunità con la partecipazione di Moica Basilicata, si è svolto nell'aula magna dell'Istituto.
Cosa resta da questi due giorni di lavoro? Uno scambio per noi adulti di riflessioni, ma anche una ricchezza di sguardi attenti da parte degli studenti che seguivano con attenzione e che sono anche intervenuti con domande specifiche. Ciò che ha provocato una vera ovazione da parte dei giovani è stata la mia dichiarazione "L'amore è libertà". Ne sono molto felice perché in questo concetto semplice e profondo risiede un aspetto fondamentale della cura preventiva anti-violenza: chi ti, ci, vi ama veramente non vorrà mai possedere ma lasciare libertà di azione alla sua compagna.
Dopo la conferenza, siamo usciti con il Sindaco Piero Marrese e, grazie al lavoro di alcuni studenti, ho assistito davanti al Municipio, alla creazione della panchina rossa portatrice di un messaggio di forte impatto che testimonia il rifiuto di altro sangue. L'idea di dipingere di rosso le panchine cittadine è partita da questa area del Paese già dallo scorso aprile. Ho riflettuto sul significato simbolico di questa panchina ricca di altri valori. È una panchina dove sedersi, riflettere, dialogare con la precisa intenzione di mettere a nudo i sentimenti, l'amore per la vita, per il rispetto, per la solidarietà tra i sessi e tra le donne stesse che al di là delle specifiche differenze dovrebbero sempre collaborare per trasformare la sottocultura della violenza in una cultura libera dalla prevaricazione. E quel rosso deve diventare il simbolo dell'amore per la vita.
Questi incontri sono stati l'occasione per sottolineare l'importanza delle parole dal punto di vista del significato e come cofirmataria con un nutrito gruppo di studiosi e militanti che si rifanno alla nonviolenza, ho chiesto anch'io alla Treccani di correggere la parola non violenza ed inserirla in un'unica forma verbale: "nonviolenza". La richiesta è stata accolta ed è già stata inserita su Treccani.it.
È difficile scrivere un rendiconto con precisione sulle due giornate perché gli incontri, anche di sguardi e non solo di parole, sono stati tanti e diversi nel loro essere portatori di comunicazione non verbale, capace di trasmettere la sincera volontà di farcela. Tutti animati di caparbio impegno nell'andare avanti senza arrendersi agli insuccessi.
In conclusione, il viaggio in Basilicata è stato un ritorno al punto di inizio di una maratona per me indispensabile: una marcia a cui sono invitati donne e uomini, giovani e anziani, che abbiano il desiderio di lottare con le armi della cultura.

Maria Giovanna Farina

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