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Una Befana Bella: contro gli stereotipi di genere

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte... ce la raccontavano da bambini e ci abbiamo creduto. Se ci pensiamo bene questa metafora della vecchietta che porta i doni, al di là del suo significato e del suo essere una storpiatura lessicale del termine Epifania (sign. apparizione e si riferisce alla stella cometa annunciatrice della nascita del Signore e dei Magi che gli fecero visita), conduce alla svalutazione femminile. - È una befana - si dice, ahimè, di una donna non più giovane e per nulla bella. Ciò riconduce alla Befana del 6 gennaio che ci ha sempre portato la calza per rendere dolce la festa. Va beh, ma se l'avesse portata una donna normale e non una mezza strega che vola con la scopa non sarebbe stato lo stesso? Il fascino, il mistero che si vive durante l'infanzia nell'attesa, non sarebbe stato intaccato.

Ma una vecchia col naso bitorzoluto, una strega che incute timore sembra rispondere meglio allo stereotipo della donna che per possedere doti superiori come volare, passare per i camini, giudicare i buoni dai cattivi che vengono puniti con il carbone... deve essere almeno brutta. Assolutamente non può essere bella, intelligente e tenace: sarebbe troppo! Non possiamo cambiare la tradizione perché fa parte di noi ed è giusto che rimanga intatta, ma possiamo trasformare il presente e il futuro adattandolo alle nuove consapevolezze. Una Befana bella che svolga i suoi compiti ci piacerebbe perché ci renderebbe giustizia. Cambiare si può: accade anche con il linguaggio, l'Accademia della Crusca accetta neologismi, così come avviene con il Premio Nobel, assegnato a personaggi che in altri tempi non avremmo mai sognato ne fossero insigniti. E allora? Attendiamo una Befana Bella!

Maria Giovanna Farina

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