• facebook

Home » Rubriche » Interviste e Sviste » Intervista a Marta Lock
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Intervista a Marta Lock

Marta Lock una scrittrice di successo pluripremiata, ho voluto dialogare con lei in occasione dell'imminente uscita del suo nuovo libro "Dimenticando Santorini", Talos edizioni

Quale è stato negli anni il tuo rapporto con la scrittura?

Fino al 2010 assolutamente inconsapevole, nel senso che nel corso della mia vita ho sempre letto di tutto, dalle letture più impegnate, come il teatro dell'assurdo e la letteratura classica italiana e internazionale – mi sono diplomata al Liceo Linguistico perciò ho studiato autori inglesi, francesi e tedeschi in lingua originale -, per finire ai grandi scrittori britannici e statunitensi passando attraverso la saggistica new age e i cosiddetti romanzi chick lit: non ho mai snobbato alcun tipo di autore o di libro, tutto mi incuriosiva e mi spingeva a leggere. Ma mai ho pensato, desiderato o immaginato di poter scrivere, è stato come se per i primi quarant'anni della mia vita mi fossi formata, inconsapevolmente, per diventare una scrittrice. Poi improvvisamente ho sentito l'impulso irrefrenabile di scrivere un libro e da quel momento in avanti è stato come se si fosse aperta una diga, come se si fosse sbloccato un canale energetico che io stessa non conoscevo, un liberare emozioni, sensazioni, odori, colori, impressioni che prima avevo solo immagazzinato nello scrigno della memoria pur non sapendo di farlo. Romanzi, articoli socio psicologici della mia rubrica L'Attimo Fuggente che esce ogni lunedì sul mio sito www.martalock.net, l'aforisma quotidiano che ho chiamato Pensiero della sera, seguitissimo dal pubblico, un saggio, Ricomincia da te, che è più un percorso di crescita emotiva basato sul pensiero positivo che mi contraddistingue da sempre e le recensioni alle mostre di pittura delle piccole e grandi gallerie milanesi per Ok Arte. Adoro scrivere, non potrei più concepire la mia vita senza farlo, è vitale, entusiasmante, mi rende felice.

Scrivere emozioni quali effetti produce in chi scrive?

Le persone si ritrovano nelle cose che scrivo, questo sia per quanto riguarda i romanzi che per gli articoli de L'Attimo Fuggente ma anche con gli aforismi e con Ricomincia da te, figlio della rubrica, e questo per me è davvero bellissimo. A volte le persone si sentono sole con le loro tempeste interiori, con il dolore per qualcosa che è successo, con le insicurezze che le fanno sentire bloccate, o semplicemente vivono gli episodi sentendosene travolti come se fossero gli unici al mondo. Leggendole nero su bianco, con la semplicità di linguaggio che amo usare e con la scorrevolezza della colloquialità che dà la sensazione di essere in ascolto del racconto di un'amica, si sentono meno sole, si rendono conto che, se qualcuno ne scrive, evidentemente sono comuni o comunque parte del percorso di vita di ognuno, presto o tardi. Tra l'altro leggere permette la riflessione su se stessi senza scoprirsi, senza essere costretti a confessare ad alta voce ciò che si deve ancora approfondire nel silenzio del proprio intimo, concede di perdonarsi e di perdonare senza dover ammettere e svelare a qualcun altro le cicatrici più profonde. Non hai idea di quanto sia gratificante per me ricevere i commenti dei miei lettori che mi dicono di essersi ritrovati tra le mie righe, siano essi uomini o donne, o che hanno talmente apprezzato alcuni passaggi dei miei libri da averli sottolineati.

Come è cambiata la tua vita da quando sei diventa scrittrice, dal punto di vista interiore?

Sicuramente il mio percorso di crescita interiore ha subìto una forte accelerazione perché per poter parlare di emozioni, per descrivere un personaggio dal punto vista psicologico, per esprimere ciò che sente, ciò che prova e come vede la realtà, ho dovuto conoscere a fondo il mio punto di vista, il mio sentire, ho dovuto scavare e cercare nella memoria emotiva le sensazioni vissute che ho poi trasportato nei diversi caratteri dei miei protagonisti. Al tempo stesso, ma questo è stato un lavoro iniziato già da quando facevo animazione nei villaggi, ho sviluppato una forte capacità empatica che mi permette di esplorare punti di vista diversi dal mio, a volte anche opposti, ma non per questo sbagliati, e farli diventare personaggi con caratteristiche proprie, che pensano e parlano come se non fossi io a scrivere di loro bensì loro stessi a raccontare di sé. Ho vinto molte insicurezze, sciolto molti nodi irrisolti, superato molte convinzioni sbagliate e limitanti su me stessa ma anche sulle persone incontrate nel mio cammino, ho osservato le cose successe dall'esterno, per avere un punto di vista più obiettivo e ho compreso che ciò che ci ferisce spesso non parte con quell'intenzione, sebbene a noi, coinvolti e con una sensibilità diversa da quella di un altro, arrivi con un impatto che ci destabilizza e di cui ci resta memoria a lungo.

Pensi che le donne siano sufficientemente solidali tra loro?

Io credo che le donne, come d'altronde le persone in generale, diano il meglio di sé quando sono solidali tra loro, quando superano la competizione, le gelosie, le rivalità che, per quanto mi riguarda, rappresentano solo uno spreco inutile di energia da convogliare in obiettivi più elevati, più importanti e più orientati all'evoluzione della propria essenza e interiorità. Ho delle meravigliose collaborazioni con grandi donne, intelligenti e sensibili, che vanno avanti da anni, e alcune già meravigliose appena iniziate, con altre invece, proprio perché completamente vittime delle dinamiche dei pettegolezzi, delle invidie e delle rivalità, che sono finite altrettanto velocemente di quanto siano iniziate. Perché amo la positività, la solarità, la luce e la limpidezza, non mi trovo a mio agio nell'ombra, nel buio delle sensazioni negative, dei dispetti, delle chiacchiere: la vita è davvero troppo corta per perdersi dietro questo genere di cose che servono solo a far star male le persone da cui si generano. Ma, ripeto, non è una questione di essere donne o uomini, è questione di evoluzione personale, finché si percepisce l'altro come antagonista, rivale, si vivranno tutti i rapporti in quel modo, nel momento in cui invece l'altro viene visto solo come individuo diverso da sé e se ne accetta l'individualità, allora ci si apre all'interazione vera, sincera. Il tempo va utilizzato al meglio per cercare di essere felici, per realizzare i propri sogni ma per farlo non è necessario prevaricare o danneggiare gli altri, il mondo è un posto molto grande. E questo atteggiamento alla fine paga perché magicamente si incontrano persone simili e affini con le quali costruire qualcosa di bello, realizzare progetti e sviluppare splendide iniziative.

A marzo è in uscita il tuo nuovo libro: Dimenticando Santorini. Ci dai qualche anticipazione?

Dimenticando Santorini, edito da Talos Edizioni, è un romanzo molto intenso sui sentimenti, sul destino beffardo che a volte si prende gioco dei protagonisti - nel libro come nella vita -, sui rapporti familiari tra sorelle, tra padre e figlia; parla di innamorati costretti a rinunciare, proprio a causa del fato, alla possibilità di stare insieme, di dare vita ai sogni professionali, quei sogni che poi però tornano quando si è sufficientemente forti per realizzarli, dell'impossibilità di dimenticare perché lo strano destino non lo permette. E, soprattutto, racconta di un'isola magica, Santorini appunto, che è la culla dell'incontro di Jade e Damian da adolescenti, incredibilmente bella e assolutamente indimenticabile con i suoi colori, gli odori, le persone e che torna a essere protagonista di un continuo ritorno, come se alla sua energia fosse impossibile sfuggire. Il lancio nazionale avrà luogo il 15 marzo – il libro sarà disponibile solo dal giorno precedente, anche se già prenotabile all'indirizzo email della casa editrice info@talosedizioni.it – nella Palazzina Liberty di Milano, in largo Marinai d'Italia, con il patrocinio della Comunità Ellenica Milanese per cui ringrazio di cuore una grande donna, la presidentessa Sofia Zafiropoulou che ha presentato il mio libro al consiglio direttivo che ha subito deciso di inserirlo nella programmazione culturale dell'Associazione. Per Dimenticando Santorini ho avuto l'onore di avere la prefazione di Massimo Pedroni, autore radio televisivo, critico letterario, scrittore ed ex consigliere del Teatro Argentino di Roma, e la copertina di una grande artista, Katia Malizia.

Maria Giovanna Farina

Chiedi informazioni Stampa la pagina