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La magrezza come valore?

Il recente caso di Siera Bearchell, Miss Canada, ha riacceso i riflettori sul corpo femminile e sulle sue misure, un chiodo fisso del nostro tempo che ha contribuito a condurre troppo donne nel terribile baratro dei disordini alimentari. La reazione della giovane canadese ha mostrato come, con l'intelligenza e la voglia di lottare contro gli stereotipi, ci si possa aiutare a trovare la salvezza.

Ciò che mi ha colpita è la sua dichiarazione che "bisogna ridefinire i canoni della bellezza", una frase non è del tutto corretta anche se un efficace contrasto a chi l'ha criticata e insultata. E pensare che sono cresciuta ascoltando tante massime di mia nonna tra cui "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace". Il problema è che oggi forse ciò che ci piace non nasce dai nostri gusti personali, ma da ciò che per "cultura" deve piacerci. Nell'epoca della confusione, dove gli individui sono spinti non a scegliere ma a seguire i modelli preordinati, abbiamo perso una parte della coscienza critica e quindi la capacità di dire capire ciò che ci piace veramente.

Anche il corpo si è adeguato a questa tendenza, così una donna con delle belle cosce tornite è grassa, mentre una con le gambe magre come se fosse uscita da un campo di concentramento è ok. In un Mondo in cui sono caduti i valori, la bellezza, ossia la magrezza, è diventata un valore e chi tenta di scostarsene diventa un diverso. Da ciò possiamo comprendere come oggi essere diversi sia in realtà una nuova terribile omologazione. La bellezza non va ridefinita, sono le persone che si devono dare una botta di rivincita per intraprendere la strada delle capacità individuali a discriminare tra ciò che è sano da ciò che è malato. La bellezza, come valore, è una patologia moderna da curare; la bellezza è invece solo una delle tante possibilità che la natura ci dona.

Maria Giovanna Farina

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