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La lealtà s'impara dall'infanzia

Credo di aver compreso già all'età di 5 anni cosa fosse la lealtà, ma anche cosa non fosse, e forse da allora è macinata nella mia testa l'idea di occuparmene filosoficamente. Ero all'asilo e durante l'intervallo, quando il tempo era tiepido, si giocava nel bel cortile alberato dove avevo la fortuna di poter scorrazzare. Le suore gestivano un piccolo chiosco di bibite, gelati e altre amenità, erano extra e ci si poteva accedere dietro pagamento. Bene, non so come, ma a me e a una mia compagna di giochi venne in mente di comprare un ghiacciolo, quelli tutti colorati come un arcobaleno. Il nostro problema: per acquistarlo ci volevano 30 lire ma io ne possedevo solo la metà, mentre l'amichetta 0 al cubo. Ci venne l'idea, più a lei che a me, di fare una colletta chiedendo a tutti un contributo di 5 lire per recuperare le rimanerti 15 e finalmente addentare la fresca leccornia. Per farla breve, raccolto il denaro da soli tre bambini di un'altra classe, gli unici disposti a concederci l'obolo, la mia compagna di giochi si lanciò all'acquisto e, appena agguantato il ghiacciolo, si affrettò a leccarlo incurante del fatto che fosse patrimonio comune, conquistato con fatica e grazie al mio iniziale investimento.
Non ho smesso di fidarmi degli altri, anche se con il beneficio del dubbio, ma certamente ho compreso con tutta me stessa che la slealtà fa parte dell'essere umano, affonda le radici nel profondo, prima ancora di essere educati alla convivenza civile, ed è difficile da estirpare. Da questa ingiustizia mi hanno difesa un gruppetto di maschi chiedendo alla piccola furbetta di condividere... da lì ho compreso che anche la sorellanza iniziava a scricchiolare.
Morale: attenti con chi vi mettete in affari!


Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

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