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Disturbo alimentare della figlia e madre "complice" non bastano per l'affido esclusivo al padre

L'uomo deve recuperare il rapporto con la minore, la donna è una genitore troppo amico: rischiano sanzioni se non si fanno aiutare da un esperto, la ragazza continua ad andare dallo psicologo

La minore ha un disturbo dell'alimentazione e la madre è troppo "complice". Ma i problemi psicologici della figlia non bastano a far scattare in sede di divorzio l'affido esclusivo al padre, che anzi deve ricostruire un rapporto con la ragazza: basta incrementarne i periodi di permanenza presso di lui, perché è esclusa una condotta manipolatoria della donna. Anzi, mamma e papà rischiano sanzioni dal giudice, perfino la perdita dell'affido condiviso, se non seguiranno il percorso di sostegno alla genitorialità indicato dal ctu, mentre la ragazza continuerà ad andare dallo psicoterapeuta per risolvere il problema che l'ha portata all'obesità. È quanto emerge dalla sentenza 17216/16, pubblicata dalla prima sezione civile del tribunale di Roma.

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