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Contributo economico all'ex coniuge che perde il lavoro nonostante gli assegni familiari

La percezione dell'integrazione salariale attribuita fin dalla nascita alla figlia minore non è assimilabile allo stipendio - Ordinanza, 11 ottobre 2017

L'ex coniuge che perde il lavoro ha diritto all'assegno divorzile. Lo ha stabilito la Cassazione con l'ordinanza n. 23677/17, pubblicata il 10 ottobre dalla sesta sezione civile. Con la pronuncia, gli ermellini bocciano il ricorso di un onerato che ricorreva contro la sentenza della Corte di appello per aver annullato il provvedimento con cui era stato revocato l'assegno divorzile attribuito alla ex coniuge. La Corte di legittimità si allinea alla decisione di merito e respinge il gravame a nulla rilevando da un lato la capacità reddituale della donna e la percezione degli assegni familiari e dall'altro il peggioramento delle sue condizioni economiche, costretto a ulteriori obblighi di mantenimento e al pagamento di un canone di locazione. Le circostanze dedotte dal ricorrente sugli oneri di mantenimento per la seconda figlia non sono "nuove sopravvenienze, laddove il pagamento di un canone di locazione, per altro eliso dall'estinzione del mutuo già contratto per l'acquisto della casa coniugale, costituisce evenienza del tutto prevedibile". Il giudizio di merito in relazione alla scarsa incidenza del modesto reddito annuale ricavato dalla ex con la vendita di prodotti a domicilio rispetto alla situazione considerata, da un lato attiene ad un'incensurabile valutazione di merito, dall'altro è conforme ai principi affermati dalla Cassazione in relazione all'incidenza delle sopravvenienze in merito al precedente assetto dei rapporti patrimoniali fra gli ex coniugi". Inoltre – conclude il collegio – la percezione degli assegni familiari, attribuiti fin dalla nascita alla figlia minore da una parte è una circostanza preesistente e prevedibile dall'altra non è assimilabile alla retribuzione. Sulla base di tali ragioni, il collegio rigetta il ricorso dell'onerato.

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