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La violenza è Giano Bifronte

di Augusta Amolini

La giornata del 25 novembre veste i panni rossi della violenza perpetrata contro le donne. L'origine di questa ricorrenza riconduce a fatti tragici avvenuti nel 1960 nella Repubblica Dominicana che coinvolsero le sorelle Mirabal. Esse diedero loro malgrado il maternage nel 1999 all'istituzione di una giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, propugnata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
E' una data importante che sollecita alla necessaria attenzione verso un problema troppo a lungo sottaciuto, subìto dalle donne a causa di distorte regole comportamentali che affondano le radici nell'humus antropologico della società.
E' innestata nelle persone la profonda convinzione che la violenza provenga dall'alveo maschile, associata al concetto di forza bruta che infligge lividi e sangue. Non sempre le modalità sono evidenti ma la violenza agita non si esprime solo attraverso gli stereotipi conosciuti.
Si parla di violenza subita quando viene determinata una sottomissione, fisica, economica, verbale, psicologica o affettiva.Gli esecutori non sono da individuare esclusivamente fra gli uomini, anche le donne, inaspettatamente scollegate dal canone ideale femminile esercitano atti di violenza.
La storia testimonia che esse hanno compiuto gesti disumani nei confronti di altre donne. Ne sono esempio le deprecabili azioni delle kapò dei lager nazisti, o le dinamiche coercitive attuate in convitti francesi per ragazze madri nel secolo scorso. Impropriamente riteniamo le donne avulse da ruoli prevaricanti ma la realtà evidenzia tristi situazioni di madri indegne che vendono le loro figlie, cattive maestre e insensibili badanti di anziani e disabili. Le donne si rendono colpevoli di mobbing in ambienti lavorativi non solo femminili, oltre alle azioni di stalking compiute verso altre donne diventate purtroppo comuni. Anche l'esclusione, azione tipica nelle dinamiche dei gruppi femminili è una forma di violenza, essa riconduce all'ostracismo greco rivelandosi nella sua feroce quanto attuale efficacia.
La mia personale considerazione vuole significare che la violenza in tutte le sue forme è un'espressione trasversale al genere umano, le donne l'hanno subita più a lungo per questo hanno il dovere di fronte alle nuove generazioni di diventare sentinelle e custodi del lume della protezione.
La violenza, che interpreta come Giano bifronte i due volti contrapposti del genere umano, deve sempre essere denunciata e condannata perché la sua azione distruttiva resta tale, qualsiasi sia la mano o la parola di chi la compie.
La soglia di attenzione deve rimanere sempre alta ogni giorno, non solo nella giornata dedicata alle sue vittime.

Augusta Amolini

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