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Lavoro: il modello lombardo al femminile

Comunicato stampa, 22 novembre 2017


Monza, 22 Novembre. Smart working, digitalizzazione del Patto per le donne, Brianza operosa e Modello Lombardo di Conciliazione. Sono queste le visioni emerse durante il convegno "Il lavoro delle donne in Brianza. Si riparte" che si è svolto presso la sede della Provincia di Monza e Brianza e organizzato dal Comitato Promotore degli Stati Generali delle donne Monza e Brianza e che ha premiato le nove donne che, negli ultimi anni, hanno saputo distinguersi nel mondo del lavoro. O meglio in quanto donne, nonostante i tanti ostacoli e le mille difficoltà, hanno saputo farcela: imprenditrici e libere professioniste che, oltre al lavoro, devono pensare a gestire anche figli e casa. Non certo roba da poco.

E allora come si fa? Gli Stati Generali, nel 2016, hanno lanciato il Patto delle Donne, un documento in continua evoluzione che, come fa sapere Isa Maggi, fondatrice del movimento, "vuole portare all'attenzione del Governo i risultati del lavoro che gli Stati Generali hanno portato avanti nelle Regioni per definire con il Governo stesso gli obiettivi da raggiungere e iniziare a trasformare i problemi in opportunità e le richieste in azioni. Perché, chi meglio delle donne stesse, può sapere quanto è dura conciliare famiglia e lavoro? Quali sono gli strumenti migliori per agevolare l'imprenditoria e la voglia di fare femminile? Ecco perchè in Italia nascerà Sportello Donna: "Con il Patto per le donne, vogliamo mettere in campo una serie di buone pratiche relative a lavoro, agevolazioni nella gestione dei figli, viabilità sostenibile e piano regolatore urbano espresso in versione generale e poi attualizzato sui singoli territori – sostiene Francesca Pontani, Membro Comitato Promotore Stati Generali delle donne Monza e Brianza. Per la Brianza vogliamo diventare una piattaforma digitale e fisica per tutte le associazioni, enti e forze sociali che si occupano di donne attraverso l'apertura di uno Sportello Donna all'avanguardia e unico in Italia".

Occupazione femminile: i numeri

Mancanza di risorse adeguate o problema culturale? I numeri riguardanti l'occupazione femminile in Italia ci piazzano agli ultimi posti della graduatoria: la donna al comando è ancora un tabù ma dietro, ovviamente, c'è anche un problema economico importante. A spiegare la situazione, durante il convegno, ci ha pensato Laura Barzaghi, Consigliera Regione Lombardia: "Il dato italiano dell'occupazione femminile (48,8 %) ci colloca agli ultimi posti in Europa. La media europea raggiunge infatti il 65,3% delle occupate e rappresenta un paragone impietoso con i dati del nostro Sud (34,7%), ma anche del Nord del Paese (58,2%). Non si tratta solo di un problema di promozione personale delle donne, ma anche di un problema economico – spiega – aumentare la presenza nel mondo del lavoro delle donne, infatti, significa attivare una leva per la crescita e lo sviluppo del Paese, mettere in moto un volano per l'economia nazionale, oltre che produrre ricchezza per la famiglia. Da noi il problema è culturale (persiste una cultura che stenta a riconoscere il mutato ruolo della donna in seno alla famiglia e alla società), ma pesano anche le carenze del welfare e la mancanza di aiuto adeguato".

Ecco che, per ovviare a questo problema, entrano in campo le politiche di conciliazione famiglia e lavoro, cioè la costituzione di 15 Reti territoriali per la Conciliazione, aperte ad adesioni di soggetti di diverso tipo: soggetti pubblici, associazioni di categoria e del terzo settore, sindacati aziende di varie dimensioni. Il ruolo di capofila della Rete è stato affidato alle ASL e negli anni sono stati avviati svariati progetti sperimentali: percorsi di formazione, creazione di asili nido aziendali, voucher per asili nido, risposte per esigenze di cura per anziani, servizi di carattere aziendale.

Il modello lombardo vale 8,5 milioni di euro

Laura Barzaghi mette in luce anche alcune difficoltà che hanno portato al ridimensionamento delle reti territoriali, da 15 a 8. "Alcuni punti di debolezza, quali una debole cultura in tema di conciliazione, le difficoltà nel coinvolgere le piccole realtà , la complessità di coordinamento, la frammentazione delle azioni, hanno indotto la Regione ad avviare una nuova programmazione per gli anni 2017-2019. Le attuali 15 Reti si sono riorganizzate in 8 e sono state poste sotto il coordinamento delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) – spiega – Il modello lombardo di conciliazione vale 8,5 milioni di euro di risorse europee, nazionali e regionali che vengono erogate a soggetti pubblici attraverso appositi bandi. I destinatari finali dei progetti sono i lavoratori lombardi. Si tratta comunque di una goccia in mezzo al mare delle necessità: si consideri che finora i progetti hanno coinvolto 1885 aziende lombarde su 886 mila". Ad ora, però, le questioni aperte rimangono ancora molte, come ad esempio la capacità di raggiungere le famiglie in condizione di bisogno di conciliazione, l'avvio di diverse misure per tutelare nuove categorie di lavoratori (carriere irregolari, contratti a tempo determinato), la necessità di integrare le azioni progettuali con l'offerta del territorio, la gestione appropriata delle risorse."

Grande plauso per il territorio brianzolo che è riuscito a ritagliarsi una grossa fetta delle quote rosa, e i numeri non mentono: su 52 aziende a conduzione familiare, nel 29% dei casi si riscontra un'erede donna, ma nelle successioni le donne sono comunque presenti nel 61,54%: per la maggior parte in ruoli amministrativi, commerciali e di marketing; il 28% ricopre un ruolo direttivo. Dati rilevati da una ricerca fatta su 700 aziende brianzole con fatturati in stato di crescita e sopra gli 8 milioni annui, per complessivi 40 miliardi annui e che si situano per il 57% nel settore manifatturiero, per il 24% in quello del commercio e per il 19% in quello dei servizi.

A fare il punto della situazione nel territorio di Monza e Brianza è stata Melina Martello, Presidente Consiglio Comune di Brugherio che senza indugio afferma: "La Brianza si presenta come un territorio evoluto che ha saputo superare sia a livello industriale che culturale i pregiudizi che tenevano lontane le donne dai posti di comando delle aziende. La ricerca sottolinea infatti che il passaggio generazionale femminile può avvenire solo se è presente un contesto culturale che lo favorisce".

Altro tema importante: lo smart working."Lo smart working è un modo per rendere il lavoro della donna più flessibile ed efficiente - dichiara l'On Lara Comi, Eurodeputata - per sostenere la crescita ed aumentare l'occupazione servono misure concrete in grado di cogliere le opportunità della rivoluzione digitale che cambierà il mondo del lavoro, alleggerendo i costi delle imprese e sostenendo i lavoratori, attraverso un miglioramento della qualità della loro vita. L'Europa e' protagonista di questo cambiamento su un tema così strategico per il futuro.
Un premio alle donne che hanno saputo contribuito al business e all'innovazione
Il convegno degli Stati Generali delle Donne è stata anche occasione per premiare donne, imprenditrici e libere professioniste, che hanno saputo portare un valido contributo attraverso la propria attività, fatta da donne e pensata per le donne. A ricevere questo importante riconoscimento ci sono:

Stati Generali Donne premiate

- Easymamma, un portale nato dall'idea di alcune mamme che attraverso il loro lavoro voglio "trasformare" i comuni facendoli diventare a misura di genitore;

- Eleonora Matarrese, classe '76, che da food blogger si è trasformata in autrice dando vita alla prima rivista dedicata al "selvatico", dal titolo inconfondibile "i Skogen!" (dallo svedese, nel Bosco!);

- Loretta Breda, imprenditrice e amministratore unico della Waterjet Corporation, azienda industriale di famiglia che dà lavoro a 40 dipendenti;

- Marisa Serra, classe '58, infermiera e assistente di chirurgia al San Gerardo di Monza, da anni volontaria in Congo dove ha contribuito alla realizzazione di: un minimarket, una scuola, tre pozzi d'acqua, una chiesa cattolica, una barca adibita ad ambulanza, una macchina medica, una incubatrice, diversi strumenti ecografici e fonda una equipe di medici missionari che si adopereranno nei diversi villaggi

- Enrica Meregalli, da anni l'animatrice di numerose iniziative culturali nella città di Monza;

- Carlotta Redaelli, eco-stilista diplomata che ha saputo coniugare la sua grande passione per la moda all'etica e ai tessuti biologici che rispettano l'ambiente e la pelle;

- Simona Perego, fondatrice della libreria "Già tutti per terra": luogo di incontro, di cultura, di confronto, di eventi per bambini, genitori e nonni.

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