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I risvolti del pranzo di Natale

La sensazione apparente di calore che provoca la vista delle luminarie, ha anticipato da oltre un mese le feste Natalizie.
Purtroppo, molti si dovranno allineare alle nuove abitudini indotte dalla recessione che ha ridimensionato sensibilmente tanti desideri.
In questo preludio festivo capita di ascoltare discorsi che riconducono il Natale a uno sterile appuntamento, spesso vissuto come un fastidioso obbligo al quale non è facile sottrarsi. Le feste "obbligate" in famiglia vengono vissute da alcuni più come un "in-contro" anziché come un incontro e possono degenerare in estreme situazioni come quelle rappresentate nel film: "Parenti serpenti" di Mario Monicelli, dove piccoli malintesi fanno emergere vecchia ruggine e sopito malcontento. Se la causa della discussione ha origine economica può evolvere in atti di reciproca accusa,
soprattutto nel caso si siano verificate mancate assunzioni di responsabilità nei confronti di anziani genitori.
Ogni persona ha motivazioni proprie per cercare o rifuggire i momenti di convivio familiare. E' ovvio che la situazione ottimale sia quella di avere un luogo dove poter condividere serenamente questa Festa che pur subendo continui attacchi nelle sue forme rituali, continua a mantenere il suo profondo significato Cristiano. L'uomo con il termine con-dividere espresso dalla preposizione CON, realizza la comunione derivata dal vivere e dividere con altri. Nella condivisione del cibo egli ritrova l'ancestrale essenza dell'unita partecipazione, come atto manifesto di pacifica convivenza. Ben vengano quindi i pranzi familiari, che tanto stancano le donne nella preparazione, casalinghe e non, tornino a essere tradizionali momenti di unione dove non si rendono necessari inutili e costosi regali per aumentare la gioia di rivedersi.
Il valore primario del Natale è ancora tutto contenuto nel senso profondo degli affetti della famiglia, senza i quali anche il ricevimento più lussuoso ne esce impoverito. Auguro quindi a tutti di provare il desidero di aggiungere un posto alla propria tavola natalizia per un amico, un parente o un bisognoso in più. Sovviene il ricordo della commedia di Garinei e Giovannini e del ritornello : "aggiungi un posto a tavola ... dividi il companatico raddoppia l'allegria..."
Se la tradizione rappresenta l'esteriorità delle abitudini consolidate, solo il vero Signore conosce la nostra intima necessità di allegria e leggerezza, riscoprirla nell'alveo del calore familiare e nel significato umano del presepe, può rendere la vita luminosa più di mille luminarie !

di Augusta Amolini

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