"Le stanze inquiete"
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"Le stanze inquiete"

di Lucianna Argentino - ed. La Vita Felice



Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante lunghi undici anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto. Un contatto vero, umano, che è andato oltre i gesti e le parole che il mio angusto ruolo richiedevano. Poi c'erano i foglietti di carta che affollavano le tasche del mio camice e la penna sempre a portata di mano per rispondere alla mia vocazione alla poesia.
Ho cercato di andare oltre, di oltrepassare l'arida meccanicità che il mio lavoro in sé richiedeva, ho alzato lo sguardo dai numeri del display per incontrare gli occhi di chi mi stava davanti. Ho cercato di vedere le persone così come sono, con le loro debolezze e le loro grandezze e di affidarmi al fatto che non sapevo altro di chi mi stava di fronte se non che era il mio prossimo, nel senso più ampio e lato del termine. Un essere umano con la sua storia invisibile, una persona cui dovevo rispetto, attenzione e gentilezza così che quei pochi istanti in cui eravamo in relazione si aprissero a un tempo altro. Ho cercato di "scoprire tra la polvere quotidiana il granello di purezza che c'è", è ancora Simone Weil, anche se non sempre ho trovato la purezza, forse perché si esprime solo a sprazzi, in a timi che pure esistono e quando arrivano illuminano il tempo, ne levigano il senso.

Lucianna Argentino

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