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Sfiduciati e diffidenti, 50 anni dopo il '68 i ragazzi vogliono concretezza

di Linda Laura Babbadini

Nati nel 2000. Anni già di bassa fecondità. Solo 5 anni prima si era raggiunto il minimo di nascite, ma poi queste avevano ricominciato a crescere. E nel 2000 i nati furono appena 539 mila, pochissimi a confronto col milione dei nati del 1964. Sono gli attuali diciottenni. Subito diversi, iper-connessi fin da piccoli, inutile dirlo, oggi usano internet in tantissimi, per mille cose diverse, nel 93% dei casi. Pensate, dieci anni fa erano solo il 68,5% degli allora diciottenni ad usarlo. Hanno vissuto una completa rivoluzione nel rapporto con i media che vede internet imporsi e radio, quotidiani, riviste, e libri, chi più chi meno, declinare. Li ha chiamati in causa il Capo dello Stato nel discorso di fine anno, perché andranno a votare per la prima volta. Improvvisamente e repentinamente si trovano scaraventati sulla scena politica , contesi per il loro voto. Ma come ci arrivano, che rapporto hanno con la politica e l'impegno civile?

Lontani dalla politica

Sono tanti a non informarsi di politica o a farlo quasi mai, pensate, il 37% . Altrettanti si informano tutti i giorni o qualche volta a settimana. I diciottenni sono, dunque, fortemente polarizzati. Rappresentano un segmento molto variegato con esigenze molto differenziate. Sono lontani dalla politica, soprattutto per disinteresse, molti non se ne sono neanche mai avvicinati, un quinto si considera sfiduciato. Se poco si informano, tanto meno ne parlano. Solo un quarto ne parla frequentemente. I canali di informazione risultano essere particolari rispetto alla media. La Tv continua ad essere la regina anche per i giovani ma non la TV intesa come ascolto di dibattiti politici, seguiti solo dal 16,1 % dei diciottenni, ma i Tg e poche altre trasmissioni, non certo quelle di approfondimento. Internet, non a caso, si colloca al secondo posto, con il 47,5%, ma in molti casi è usato per leggere i giornali o ascoltare la Tv. Un ruolo particolarmente importante lo svolgono anche i rapporti con amici e parenti che pesano di più di radio, quotidiani e riviste, superando in ambedue i casi il 40%, il doppio dell'incidenza che negli adulti.Solo il 4,4% dei diciottenni di oggi ha partecipato ad un comizio nell'anno e l'11,2% ad un corteo. L' attività per i partiti è bassa (0,6%) e così anche il sostegno economico ai partiti (1,6%).

Attratte dal volontariato

Le differenze di genere emergono anche a questa età. Le donne si informano di meno di politica, per minore interesse e maggiore sfiducia, ne parlano di meno, ma sono più attratte dalla partecipazione sociale, ad attività di volontariato, che svolgono nel 18,2% dei casi contro il 10,6% dei ragazzi. Anche il loro coinvolgimento in associazioni ecologiste è il doppio dei giovani maschi. Vogliono maggiore concretezza. Vogliono vedere i risultati dell'azione che svolgono. I diciottenni di oggi sono nati 50 anni dopo i diciottenni del 1968, quantitativamente sono molti meno, poco più della metà. Sono profondamente diversi, e cresciuti in un clima socio-culturale opposto. Quei giovani erano spinti ad un confronto permanentemente critico, avevano una diffusa voglia di partecipazione sociale e politica, fondamentale veicolo di cambiamento e innovazione, si erano nutriti con la speranza nel futuro dei loro genitori , reduci dagli orrori della guerra, che pure contestavano. Si mobilitavano per la modernizzazione culturale del Paese all'indomani della modernizzazione economica, avvenuta con il boom sulla base di valori in confitto con quelli dominanti. E questo processo attraversava in un modo o nell'altro tutti i settori.

Percorsi individuali

I diciottenni di oggi hanno vissuto in gran parte in anni di crisi, in una società dove precarietà e incertezza sono pane quotidiano per i giovani, dove la perdita della fiducia nelle istituzioni è assai elevata e dove il clima è negativamente influenzato dagli effetti duri della più lunga crisi del dopoguerra. E si sono abituati ad una forte individualizzazione dei percorsi. Fortemente condizionati dall'ottimismo del boom economico i primi e dal pessimismo della crisi i secondi. I diciottenni di oggi sono più istruiti ed informati di quelli del 1968, ma probabilmente meno ottimisti e meno convinti della possibilità di incidere collettivamente, e spesso demotivati anche individualmente. Hanno poca fiducia negli altri, solo un quinto di loro pensa che gran parte della gente sia degna di fiducia. Partecipano ancora poco alla vita sociale e politica. Forse non ne sentono il bisogno o non ne vedono l'utilità. Ma sono permanentemente connessi in rete, e dominano strumenti tecnologici di comunicazione impensabili in passato, che creano loro nuove e grandi opportunità. Non c'è che augurarsi che le utilizzino al meglio per informarsi e partecipare alle elezioni con adeguata consapevolezza. Chissà che non trovino proprio dopo gli abissi in cui si sono ritrovati a causa della crisi, una nuova voglia di protagonismo e di reattività, di cui tutto il Paese ha bisogno.

www.lastampa.it / 17/01/2018

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