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Quando un referendum rilancia l'ipotesi dell'aborto clandestino di Aldo Aniasi, l'Avanti 1980

La legge sull'aborto ha poco più di due anni: nel momento in cui nel quadro della riforma sanitaria diviene finalmente possibile una sua più ampia e integrale attuazione, si torna invece a mettere in discussione addirittura la sua sopravvivenza.
Come socialista mi battei a suo tempo per la legalizzazione dell'aborto terapeutico perché ritenevo doveroso che lo stato intervenisse attivamente per eliminare la piaga sociale dell'aborto clandestino. Come Ministro della Sanità, oggi, non posso che confermare questa convinzione e paventare i danni che l'abrogazione della legge 194 arrecherebbe alla salute psicofisica delle donne ricacciandole in situazioni di clandestinità che mortificano la dignità della persona umana. Non si tratta di essere "abortisti" o "antiaboristi; questa è una contrapposizione strumentale che volutamente ignora e deforma i motivi di ordine sociale e umano che hanno ispirato i sostenitori della legge. Nessuno è evidentemente a favore dell'aborto; ma ciò non significa che si possa ipocritamente ignorare la realtà degli aborti clandestini che hanno mietuto innumerevoli vittime tra e donne che vi si sono per anni sottoposte. Non è un caso, credo, che il quoziente di mortalità legato alla maternità è sceso, dopo l'entrata in vigore della legge sull'aborto dall'1,6 per centomila donne in età feconda allo 0,9 per centomila.
Dunque, pur nel rispetto delle convinzioni etico-religiose di ciascuno, io ritengo che la legge vada difesa e che tutti gli sforzi debbano essere concentrati per garantire la sua più ampia applicazione.
E il primo obiettivo in questo senso deve essere quello di arrivare ad una progressiva ma drastica riduzione del numero delle interruzioni volontarie di gravidanza; occorre che il principio affermato dalla 194, e cioè che l'aborto non deve essere utilizzato come strumento di contraccezione, divenga concreta realtà. Cosa che è possibile solo se si avvia un'opera vasta e capillare di educazione sanitaria e di informazione sulla contraccezione. La prevenzione, punto cardine della nuova politica sanitaria impostata dalla legge di riforma, deve essere, anche nel campo della procreazione, il principale strumento di intervento affinché il concepimento sia sempre il risultato di una scelta consapevole e responsabile della coppia.
I consultori familiari - la cui istituzione risale al 1975 - devono essere potenziati e resi più funzionali nell'ambito delle unità sanitarie locali.
E in tal senso devono essere sollecitate le Regioni alcune delle quali - soprattutto nel Mezzogiorno ( su 708 consultori familiari solo 40 sono localizzati nel Meridione) - hanno fatto registrare carenze assai gravi in questo settore. In assenza di una informazione seria e diffusa sui problemi della sessualità, della procreazione e della contraccezione, l'aborto diviene per molte donne una via obbligata.
Non si può accettare che queste stesse donne, vittime delle carenze di una organizzazione sociale e sanitaria che solo di recente ha affrontato con decisione il problema complessivo della tutela della salute femminile, siano poi esposte ai rischi fisici e al dramma umano dell'aborto clandestino.
Nel 1979, grazie alla legge 194 più di 160.00 donne sono state sottratte a questo dramma: non è poco anche se molto vi è ancora da fare perché il diritto della donna a godere della necessaria assistenza sia reso effettivo. E i dati lo dimostrano: gli indici più bassi di interventi di interruzione volontaria di gravidanza si registrano nelle Regioni in cui più carenti sono state le attività di informazione sanitaria, in cui minore è la disponibilità di strutture ospedaliere e più alto è il numero dei medici obiettori di coscienza. Sono elementi questi che indicano come fattori di ordine socio-culturale e insufficienza delle strutture pubbliche permettono che tuttora si continui a praticare ampiamente l'aborto clandestino. Così come l'esclusione delle ragazze al di sotto dei 16 anni dall'ambito di applicazione delle legge i particolari obblighi imposti a quelle tra i 16 e i 18 anni fanno certamente si che le giovanissime non si accostino alle strutture pubbliche.
Il nostro impegno deve essere dunque di garantire l'attuazione integrale della legge: da una parte, come si è detto, intensificando al massimo a livello locale e centrale, anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa, l'attività di informazione, e dall'altra potenziando le strutture. Con l'istituzione delle USL è ormai possibile utilizzare per le interruzioni volontarie di gravidanza i presidi extraospedalieri ed è quindi indispensabile che le Regioni si organizzino rapidamente in tal senso. Ma occorre anche contrastare quotidianamente e tenacemente i tentativi di quanti vorrebbero sabotare la legge. Anche il diritto all'obiezione di coscienza che, garantito dalla legge, deve essere assolutamente rispettato, non deve però potere trasformarsi in una lezione del diritto della donna alla tutela della salute: il che in questi anni è invece spesso accaduto ammettendo un uso a volte strumentale e opportunistico dell'obiezione di coscienza.
Tutti i nostri sforzi, come socialisti e come amministratori, sono dunque oggi concentrati nell'impegno di dare piena applicazione alla legge sull'aborto che certo presenta molte lacune - tant'è che il Gruppo socialista della Camera ha da tempo presentato un progetto di modifica - ma la cui validità di fondo non può che essere ribadita. Io spero che non dovremmo essere distolti da questo impegno e trascinati in una campagna referendaria per difendere la legge. Se così dovesse essere tuttavia non ci tireremo indietro.

Commento di Marta Ajò

Aldo Aniasi, partigiano, sindaco di Milano, Ministro della Sanità, socialista, scomparso da pochi giorni, è sicuramente una delle voci più autorevoli di quel periodo.
Egli esprime una posizione politicamente equilibrata e di grande rispetto della condizione sociale delle donne.
Quello che ad oggi appare particolarmente interessante è ciò che egli dice rispetto ai consultori e alla loro gestione.
Oggi, che il dibattito si è riaperto anche su questo punto, è evidente come non mai che i corsi e ricorsi storici sono presenti ed attuali.
C'è da domandarsi se gli attuali rappresentanti politici, tutti compresi, che amano tanto discettare di questo tema, si siano quanto meno documentati sull'iter legislativo, ma anche e forse soprattutto sul risvolto sociale oltre che politico nel nostro paese rispetto a questo tema, di una legge che, attraverso un referendum e al di la di ogni aspettativa, fu voluta dalla maggior parte dell'elettorato.

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