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Chiesa e aborto: alcune riflessioni, A.Maria mammoliti, Avanti 1980

Il diritto-dovere della Chiesa a condannare i comportamenti immorali e i "silenzi" della Chiesa sui diritti essenziali dell'uomo - Non vogliamo contrapporre spirito di fazione a spirito di fazione.
Dopo Andreotti, ancora Piccoli: nella polemica in corso sull'aborto i democristiani, al massimo livello continuano ad intervenire tra l'irritato e il minaccioso - meglio i comunisti dei laici - contro i contenuti e gli effetti del discorso parlamentare di Craxi. Le argomentazioni di Craxi erano del tutto coerenti con la più solida ispirazione laica della tradizione socialista: dunque nessuna novità. Perché allora tanta polemica? Sappiamo che i valori civili e religiosi in gioco sono assai elevati; per questo nessuno può svilire, può alterare i termini del confronto tra culture diverse: la laica e la cattolica, entrambe al servizio della crescita democratica del Paese. In questo quadro ci sorprendono poco le reazioni delle autorità religiose e della stampa cattolica ufficiale, sulle quali vogliamo sempre fare qualche riflessione pacata. Ci hanno invece stupito e ferito le inquietanti espressioni usate al Senato dal comunista Macaluso, spiegabili soltanto con l'irritazione di un partito che si è visto ad un tempo "snobbato" nella polemica politica e "spiazzato" da un discorso socialista in piena difesa del diritto delle donne e di in equivoca tutela della laicità dello Stato. Ci sorprendono ancor più i democristiani, da ultimo Piccoli, i quali sembrano non riuscire a vedere i discorsi e i problemi reali per quelli che sono ma per quello che sarebbe dietro in termini di manovra politica; per cui i socialisti e il fronte laico userebbero l'aborto come mina contro il Governo e contro la Dc, a ciò la Dc risponderebbe aprendo al Pci, apprezzato per la sua "maggiore sensibilità" sul tema dell'aborto. Le donne socialiste non avevano mai dubitato di questa "maggiore sensibilità", ma non sappiamo quale grado di apprezzamento del messaggio di Piccoli al Pci vi sarà tra le donne comuniste che sono state precipitosamente convocate pochi giorni fa a Roma alla presenza di Natta. Lasciamo comunque perdere le manovre di schieramento e cuocere la Dc nel suo brodo: veniamo al confronto che più ci interessa, quello con la Chiesa ed il mondo cattolico, iniziando a riflettere sulle argomentazioni più intelligenti che da quella parte vengono portate. Si dice: l'accusa di indebita ingerenza negli affari dello Stato per aver la chiesa condannato le leggi sul divorzio e sull'aborto è inconsistente perché il Papa e i vescovi italiani non potevano tacere su tali questioni, perché si sono mantenuti nell'ambito proprio della Chiesa, che è quello morale, perché la critica ad una legge non è un critica allo Stato e tantomeno un atto di ostilità contro di esso. Veniamo alla prima questione: il diritto-dovere della Chiesa a condannare come comportamenti immorali il divorzio e l'aborto sempre nella "logica della fede" e non in quella della ingerenza politica. Se questo diritto-dovere in linea di principio è fondato, per valutare il comportamento della Chiesta non è inutile ricordare: 1) il "silenzio" che la Chiesa ha tenuto nel passato contro l'aborto clandestino, contro la vergogna di una piaga sociale tremenda e ampia che implicava pericoli per la vita e la salute della donna e lo sfruttamento dei "cucchiai d'oro". Un "silenzio" soltanto rotto da qualche cenno in qualche omelia, assai lontano dalla mobilitazione, dall'impegno e dall'ampiezza e autorevolezza delle forze socialiecclesiali e cattoliche messe in campo in questi ultimi anni contro una legge dello Stato. ci chiediamo perché? 2) Il "silenzio" sostanziale della Chiesa di Roma che ancora oggi non parla con sufficiente chiarezza ogni qual volta sono in gioco i diritti essenziali dell'uomo; tanto vigore contro la legge dello Stato italiano sull'aborto per affermare il diritto alla vita, ma anche tanta reticenza e accondiscendenza verso i regimi dittatoriali che violano sistematicamente fondamentali diritti umani. Puebla, Manila, Rio de Janeiro, sono tappe del nuovo pontificato più nella logica della diplomazia che in quella della fede. Ci chiediamo perché? 3) Il "silenzio" e nessuna battaglia contro la legislazione abortista (e divorzista) di altri Paesi dell'Europa e del mondo dove è pur forte la presenza della Chiesa e dei cattolici. Non possiamo credere che l'universalità del messaggio di vita che la Chiesa pretende di affermare abbia come unico destinatario la coscienza morale dei cattolici italiani. Il messaggio di vita ha dunque confini? Così è, nei fatti. Benelli, Ursi, la CEI, gli stessi discorsi del Papa fanno dell'aborto una questione soltanto nazionale. Anche in questo caso, perché? A questi interrogativi, noi rispondiamo che per il modo come si sta sviluppando l'azione della Chiesa sul tema dell'aborto qui in Italia non altrove, per il tempo in cui essa si colloca, oggi in presenza di una legge il cui scopo è quello di evitare i tremendi mali dell'aborto clandestino senza imporre - questo è il punto - da parte dello Stato una morale ai cittadini - che non vuole abortire non abortisce -, è difficile fugare il convincimento o perlomeno il sospetto che alla "logica della fede" si accompagni "la logica della politica". Innanzitutto nelle prese di posizione dei vescovi, i quali si ostinano a non capire e a non accettare una verità elementare nel rapporto tra Stato e Chiesa; che se da un lato va garantita la insindacabilità dello Stato sulla morale individuale dall'altro lato va del pari affermata la insindacabilità della Chiesa sulle leggi dello Stato. Come laici, consapevoli che il mondo cattolico è uno degli elementi costitutivi della società italiana, rifiutiamo oggi sull'aborto, come ieri sul divorzio, confusioni nel rapporto tra fede e politica, tra Chiesa e Stato. Perciò è a nostro avviso non vero che il giudizio della Chiesa contro la legge sull'aborto è giudizio "morale" e non "politico". E no! Il giudizio sulla legge è, checchè se ne dica, "politico". La Chiesa giudica moralmente illecito l'aborto (e il divorzio)? Ebbene "la logica di fede" può indurre le donne cattoliche che non vogliono abortire a non far uso della legge, come i medici cattolici a ricorrere all'obiezione di coscienza prevista dalla tanto famigerata legge e rifiutarsi dunque di esercitare l'intervento abortista. Oltre a ciò che la coscienza morale spinge a fare e la legge prevede e consente, c'è, andando oltre, l'ingerenza belle e buona della Chiesa negli affari dello Stato. Abolire la legge significherebbe, infatti, violare un fondamentale diritto, impedire alle donne, ricorrendo determinate circostanze, di accedere all'aborto legale. Ma, si dice, è un delitto abortire; per noi laici è un dramma non un delitto. La Chiesa ritiene immorale questa posizione laica?. Liberissima, ma liberi anche noi di testimoniare valori civili e umani non come fatto religioso ma come loro proiezione nella pratica sociale; abolire la legge equivarrebbe imporre una morale - quella cattolica in questo caso - a tutti i cittadini italiani. Ma non è proprio questo una ingerenza politica nella società nazionale contraria in tal senso ad una visione laica e pluralista, garanzia della libertà religiosa e di coscienza in un quadro più ampio di libertà civile? Noi laici, noi socialisti, noi donne del PSI non vogliamo contrapporre spirito di fazione a spirito di fazione, per questo siamo contro il referendum, da qualunque parte venga sostenuto. Non crediamo, tra l'altro, di travisare, con argomentazioni pretestuose, la realtà; è stata recentemente resa nota una indagine del Vicariato di Roma sull'atteggiamento dei cattolici verso l'aborto, il divorzio, "la pillola", dalla quale è emerso un orientamento della maggioranza dei cattolici praticanti favorevoli all'aborto, al divorzio ed agli anticoncezionali. Smarrimento tra le file cattoliche di ciò che è bene e di ciò che è male? Dal punto di vista della Chiesa forse, da nostro certamente no. Comunque è un segnale importante per tutti, laici e cattolici; il paese non è nella sua realtà di base spaccato in un antistorico spirito di crociata. La voce e la coscienza di base noi intendiamo ascoltarla e seguirla, chiediamo venga fatto altrettanto da parte della Chiesa.


Commento di Marta Ajò

Anna Maria Mammoliti è da anni la direttrice della rivista Minerva; un lungo percorso iniziato molto tempo addietro che dimostra, ancora oggi, il suo impegno per le donne.

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