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Evitiamo una crociata sull'aborto, Gennaro Acquaviva, L'Avvenire 1980

Se scrivo è perché credo più che mai che "invito alla crociata" e "appello alla coscienza" siano atteggiamenti contrastanti, che messi insieme sono sicuramente negativi per la pace religiosa, giacchè alla fine è la coscienza a cedere il passo. Nell'editoriale di ieri tutto ciò purtroppo pare evidente; come non sobbalzare, ad esempio, di fornte al fatto che si assimila l'intervento di Craxi ad atteggiamenti "hitleriani"? Craxi come Hitler: è questo il modo per affrontare una questione delicata come quella dell'aborto con "serietà e rigore"?

Questa linea, che a me sembra tenda all'intolleranza e ad animosità (di cui Craxi si doleva e che tutto noi cerchiamo di non inseguire), continua ad aleggiare anche nelle pagine interne. Spiace rilevarlo: ma la si ritrova anche nell'intervento del Vescovo di Chieti, che pur si richiama giustamente alla sollecitudine della Chiesa nell'affermare in piena libertà e "verità" un imperativo morale come quello della difesa della vita.
Che è e resta mi perdoni Liverani, dirimpettaio di Monsignor Fagiolo, un valore anche socialista.
Non voglio assumere la parte del difensore d'ufficio: del resto una precisazione apparsa sulle pagine dell'Avanti! di ieri dice quello che c'era bisogno di dire: se la polemica non è strumentale se ne potrà tener conto, sia per quel riguarda il riconfermato rispetto dell'altissimo compito del Papa (un rispetto laico), sia per quel che concerne la preoccupazione, come dice Montale, di non mettere una seconda volta "l'anima a referendum".

Preoccupazione anche questa tutta laica, ma anche di tanti, tantissimi credenti. Vorrei però far notare che la raccolta delle firme ad opera di alcuni settori cattolici (mentre in altri, nei quali è innegabile e solida la scelta religiosa, vi è stata molta più prudenza se no dissociazione) è giunta in porto senza che essa fosse ostacolata o vilipesa, anche se sarebbe stato pienamente legittimo far rilevare certe incongruità, come quella di talune sedi di raccolta.
Solo dopo, ed in una sede autorevole come il Parlamento, nella quale cioè l'assunzione di responsabilità è al riparo dalle polemiche giornalistiche, il Segretario del PSI ha richiamato l'attenzione di tutte le forze politiche sul significato preoccupante della scelta referendaria e sul contesto di contrapposizioni nel quale essa stava maturando. MI sembra perciò da rifiutare il richiamo a "rivalse umorali": argomento fuori luogo di fronte al rischio che nel Paese monti un clima di lacerazione la cui primogenitura sta già nei propositi di taluni dei promotore referendari, di questa e dell'altra sponda.
"Podrecca", la "legge iniqua e omicida", i presunti ricatti tentati dal PSI verso i suoi alleati che, peraltro, come fa Piccoli, pur polemizzando, accettano il confronto sul terreno della legge, distinguendolo nettamente da quello del referendum: queste cose non sono certo un ritorno alla ragione ma servono solo ad esasperare e a forzare i toni della polemica.
Ma c'è qualcosa da dire anche nel merito della legge sull'aborto, sul quale in casa socialista - laddove il pluralismo è regola e tradizione - i pareri sono diversi, con buona pace di Liverani in merito alle letture "disattente" di Craxi.
Io resto della mia opinione, rafforzata dalla convinzione che il ricorso al referendum sia una scelta di "egoismo", in quanto se se vuole essere coerenti con l'impegno a tutela della vita, l'intervento per prevenire e scongiurare il ricorso all'aborto diviene il tema principale sul quale confrontarci.
Per me, che Papa Wojtyla intervenga con la sua autorità morale sul tema dell'aborto, non vuol dire solo rafforzare, nella mia coscienza di cattolico, la profonda e netta contrarietà a che si ricorra a questo drammatico espediente: vuole dire, anche, interrogarsi sul perché da anni credenti e non credenti non riescono a costruire un costume diverso in questo Paese, realmente rispettoso della vita.
Le cifre servono pure a qualcosa: e non sono in pochi a rilevare come il numero di aborti legali presenta uno scarto ben modesto rispetto a quelli in qualche modo registrati prima dell'avvento della legge. C'è però ancora in piedi il problema degli aborti clandestini e si fa male a fare di ogni erba un fascio: siamo proprio sicuri che cancellando la legge spariranno le mammane, i cucchiai d'oro, e quant'altro?
E il ritorno alla situazione antecedente alla legge come lo affrontiamo: con quello stesso spirito che ha sospinto tante discutibili crociate "da sinistra", e cui contrapporre indifferenza o minaccia di imposizioni repressive? Il referendum non è dunque una risposta d'amore e di carità cristiana, non è in nulla costruttivo rispetto al dramma di tante donne.

Esso ci sospinge inevitabilmente verso una concezione di vita più propria di una impostazione radicale borghese, e ciò avverrebbe anche per responsabilità nostra, di credenti, se volessimo affidare la testimonianza dei nostri valori solo ad una "conta" referendaria.
Ed allora lasciamo le cose come stanno? Sul piano morale e sociale no, e non c'è bisogno di gettare Papa Giovanni Paolo II tra le braccia dei sanfedisti, per rilanciare un severo monito ai cattolici rispetto ai loro doveri in materia. Sul piano della legge e della sua attuazione, occorrono modifiche: si può anche su questo piano intavolare una franca discussione. Tutto il resto è contorno. Ma se il clima referendario diventa sostanza del problema, allora, prima che una odiosa intromissione nell'assetto legislativo rischia di essere una spaccatura nella coscienza del Paese.
Grazie della cortese ospitalità. Mi auguro che sia di buon auspicio per la prosecuzione di un dialogo e di un confronto tra testimoni della stessa Fede, che si battono perché si realizzi una conciliazione positiva tra i bisogni degli uomini e i valori in cui crediamo.

Commento di Marta Ajò

Gennaro Acquaviva, membro della Direzione del Psi ed uomo di fiducia del segretario Bettino Craxi, ma anche uomo vicino agli ambienti cattolici, interviene sul giornale "L'Avvenire", quotidiano della Cei, al fine di rispondere alle forzature ed alle strumentlizzazioni fatte sulle posizioni socialiste in tema di aborto e di referendum rispondendo così al giornale che procede alla polemica contro l'intervento pronunciato alla Camera dal Segretario del PSI.

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