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Ma chi è che frena il lavoro delle donne?, Viviana Kasam, il Corriere della sera 1987

Se si cercasse di fare un bilancio su come è cambiata la società italiana negli ultimi vent'anni. Il dato più sconvolgente riguarderebbe probabilmente le donne e il loro progresso verso la parità. Manager, leader politiche, dirigenti di sesso femminile fanno ormai parte dell'iconografia quotidiana.
A norma di legge, tutte le discriminazioni sono ormai abolite: pochissime le eccezioni, che attribuiscono ancora qualche vantaggio all'uomo, e tutte in fase di superamento.
Eppure, le donne sono ben lontane dall'aver raggiunto l'uguaglianza: vengono assunte meno facilmente degli uomini (e infatti sono la maggioranza dei disoccupati), progrediscono meno nella carriera, raramente occupano posti di responsabilità e potere. Perché? Il problema non è più quello delle discriminazioni dirette, cioè sancite dalla legge o apertamente dichiarate; ci sono invece, ancora più subdole, le discriminazioni indirette, che derivano dalla cultura, dalla tradizione, dai pregiudizi. Combatterle è difficile, perché spesso vengono perpetrate inconsapevolmente, tanto è radicata una certa visione del mondo che pone la donna su un piano di inferiorità. E le donne stesse, con le loro scelte di studio, la loro paura del successo, la loro mancanza di aggressività - che, coniugata al femminile è considerata un grave difetto, mentre nell'uomo si ammira - sono corresponsabili di molte disparità.
Individuare e correggere le discriminazioni indirette è uno dei compiti che si è prefissa la Commissione nazionale per la parità presso la Presidenza del Consiglio. E ha preparato un voluminoso "Piano d'azione nazionale" che è stato approvato nel dicembre scorso dal Consiglio dei ministri, e verrà ora presentato in tutta Italia. L'appuntamento a Milano è per domani nella Sala de Grechetto.
"Appena rientrate dalla conferenza mondiale sulla donna a Nairobi, nel luglio '85, abbiamo pensato di ottemperare alle strategie appena concordate in sede internazionale preparando un documento analogo specifico per l'Italia" spiega Alma Cappiello, consigliere comunale e membro della Commissione per la parità. "Lo abbiamo redatto consultando tutte le associazioni femminili e le donne dei partiti e dei sindacati, in modo da tener conto dei problemi e delle esigenze di ogni categoria".
Il piano prevede interventi che riguardano le norme di legge, l'istruzione, l'informazione, il pubblico impiego, la sanità, le nuove tecnologie, il lavoro e anche lo sport e il lessico (ne riparleremo in dettaglio). Saranno messi in atto in parte attraverso semplici circolari ministeriali - senza cioè la necessità di un iter parlamentare o di un decreto governativo -; in particolare attraverso le azioni positive (misure che privilegiano la donna), la realizzazione delle quali il Consiglio dei ministri ha già approvato; in parte attraverso leggi apposite che la Commissione e le parlamentari donne (il piano d'azione comune è stato concordato da tutte, al di là dell'apparenza ai partiti), stanno già studiando.
E' una lotta con il tempo; emancipazione di Craxi e della volontà socialista di promuovere la causa femminile, la Commissione teme ora, con la staffetta a Palazzo Chigi, un ridimensionamento dei suoi interventi, se non la totale soppressione della sua esistenza.

Commento di Marta Ajò

La Commissione Nazionale per la Parità e le pari opportunità tra uomo e donna, dopo avere partecipato ai lavori dell Conferenza internazionale delle donne, Nairobi 1985, propose un piano di parità sui vari aspetti della questione femminile con particolare attenzione al problema dell'occupazione. L'autrice, in questo contesto, sottolinea la preoccupazione della Commissione di poter essere cancellata con il passaggio di staffetta a Palazzo Chigi (la commissione era nata sotto la Presidenza di Craxi). Per fortuna cio non avvenne dando la possibilità alla Commissione di operare fino al 2004. La Commissione ha cessato la sua opera di informazione e di politica in favore delle donne, infatti nel 2004, in seguito alla riforma degli organismi di parità voluto dal Ministro Prestigiacomo, sotto la Presidenza di Berlusconi.

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