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Anna Maria Rodriguez, Roma

Professione architetto

Da uno a 10, quanto ama il suo lavoro?
Sette.

Un po' poco non le pare?
Perché?

Una come me, immagina che questo tipo di professione si scelga per passione...
Non è stato così...mio padre faceva l'architetto e non avendo un figlio maschio credeva di lasciarmi in eredità il suo 'mestiere'.

Non è la prima intervistata che mi racconta di essere stata influenzata...quasi costretta dal genitore a scegliere una cosa contro il suo reale desiderio...
Mal comune...mezzo gaudio?

Forse voleva lasciarle i suoi clienti...
E' tutto cambiato.
Una volta era così; adesso la gente cambia i professionisti come la moda; basta che sentano che c'è qualcuno che può essere migliore...o più...

E lei? Che cosa offre?
Serietà, onestà, un lavoro buono e il rispetto per il cliente.

Sono doti non comuni, tutte insieme.
Vuol sapere il mio limite? Sono una donna...non incuto abbastanza...ma si! Diciamola tutta: sembro più giovane, sono carina, mi vesto frivola e iperfemminile, scherzo... insomma qualcuno mi fa la corte, le donne si seccano e i tecnici ubbidiscono poco e sorridono sotto i baffi.

Forse era più adatta per il cinema...
Ma la vita cara signora...come ha detto che si chiama?... La vita è cinema.
E come tale è in crisi...

Non vuole approfondire...
Mi scusi ma corro ad un appuntamento importante...spero che vada bene...

Auguri, sinceri e...

Marta Ajò, 2006

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