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Loredana Pesoli, Roma

Dirigente sindacale, Coordinatrice nazionale delle donne della Confederazione Italiana Dirigenti Quadri e Impiegati dell'Agricoltura; Responsabile delle Relazioni Istituzionali di ASSIST Sindacato nazionale Atlete Atleti Dilettanti e appena designata Segretaria Nazionale di un Movimento che scopriremo nell'intervista che segue.

Dunque, cosa l'ha spinta ad intraprendere un percorso così complesso?

Sono una donna in cammino, come credo moltissime di noi, e se mi guardo indietro mi sembra di avere fatto un percorso complesso che a prima vista può apparire un po' scombinato, ma ogni cosa, ogni esperienza, rivista un po' da lontano, sembra essere stata così funzionale... Ho 49 anni, sono sposata da 28, ho due figli meravigliosi.. Ho avuto una infanzia molto ricca di rapporti umani con coetanei, avere un fratello ed una sorella mi ha certamente aiutata a vivere bene con gli altri e poi il doposcuola, l'oratorio e una scuola media che mi ha vista casualmente capitare in una classe di ragazzi "difficili" ma molto, come dire, "creativi" (c'è da dire che allora per ragazzi difficili si intendevano anche i figli di genitori separati). Mio padre mi ha lasciato grandi valori, il rispetto per gli altri e per le regole, la capacità di comprendere le ragioni degli altri, una onestà intellettuale e materiale non comune, una filosofia improntata alla semplicità ma anche alla giustizia; mia madre pur essendo un po' il prototipo della mamma "ingombrante" è stata però, l'immagine dell'efficienza, della capacità tipica delle donne di far quadrare tutto pur in assenza di mezzi, con il buonumore e lo spirito combattivo di una ragazza di buona famiglia contadina, che non si spaventava davanti a niente, che ha tirato su i suoi figli senza tanti fronzoli ma senza mai far mancare un giocattolo sotto l'albero di Natale anche in tempi di vacche magrissime! Quello che non mi è mai mancato, e credo sia stata una grande fortuna, è stata la voglia di mettermi alla prova nelle situazioni più disparate, forse grazie ad una sufficiente dose di autostima e ad una grande curiosità, che ancora mi accompagna.

Quando era ragazza cosa pensava di fare nella vita?

Esco dalla scuola media con la voglia di fare il cinema, ma non da attrice, da regista, e subito mi scontro con la prima grande discriminazione di genere della mia vita; allora non ne ero ancora consapevole, eppure mi fece un certo effetto il diktat della Preside dell'Istituto Professionale di Stato per al Cinematografia e la televisione, noto a Roma come CINE-TV, la quale, alla mia richiesta di iscrivermi al corso per operatore cinematografico e televisivo mi zittì con un " Una ragazza non può portare una cinepresa in spalla, si iscriva al corso di fotografia!".

Detto da una donna...

Già... accettai perché comunque volevo frequentare quella scuola e con l'occasione divenni anche un'atleta, nella squadra di handball ; eravamo forti, partecipammo ad un torneo internazione ed ebbi l'opportunità di frequentare la nazionale, merito di una grande allenatrice, Michela Russo, che conciliava vita e professione portandosi i suoi due figlioletti anche alle nove di sera agli allenamenti in un freddo ed umidissimo stadio della Farnesina. A distanza di 30 anni, con lo stesso amore per lo sport , che non può finire mai, con molto onore per me e spero con qualche utilità per loro, sono Responsabile delle Relazioni Istituzionali di ASSIST SINDACATO NAZIONALE ATLETE ATLETI DILETTANTI, la cui Presidente si batte come un leone contro i giganti dello sport al fine di far riconoscere alle atlete e agli atleti cosiddetti dilettanti, la dignità di un impegno finora privato di ogni garanzia in termini di assistenza, previdenza, tutela della maternità.


Come donna che difficoltà ha riscontrato in casa e fuori?


Dopo il diploma ho un incontro casuale con un produttore che mi invita sul set per fare esperienza. Lavoro non pagato; professionisti del set che mi propongono lavori in Italia e all'estero, a condizione che facessi un po' la carina (seconda grande discriminazione unita a molestia) .. fuggo a gambe levate e quindi niente più regia; ricordo che ho vissuto questa rinuncia con rabbia, ma poco dopo ho avuto la mia prima figlia e quindi il problema è stato rinviato........di 30 anni, quando finalmente mi sono presa la mia rivincita iscrivendomi al DAMS ed ora sono prossima alla laurea.

Quindi, stante le premesse, la mia professione è stata un'altra, del tutto diversa e casuale: oggi sono una dirigente sindacale, nel settore agricolo, lavoro in questo ambito da circa 30 anni e ho fatto proprio la gavetta, dal gradino più semplice. Nei primi anni mi sono confrontata anche qui con squallide realtà di molestie e di mobbing, che ho svicolato ed eluso con una certa incoscienza, forse, ma con successo; oggi ne farei una battaglia, ieri le affrontavo in solitudine, ed è un errore perché io sono riuscita a gestirle e a non esserne vittima, altre soccombono. Il mio lavoro mi piace, conosco ormai molte delle realtà che lo riguardano, mi sono integrata. Ho anche voluto fortemente la creazione di un Coordinamento Donne all'interno della mia Organizzazione Sindacale e dopo qualche anno di fatica ci sono riuscita, oggi ne sono la Responsabile Nazionale ma spero presto di poter passare il testimone perché le donne devono essere in grado di non stare incollate alle poltrone ma far crescere le altre, specie le più giovani. Oltre il lavoro, la cura dei miei figli e della mia famiglia hanno assorbito per diversi anni ogni mia energia, ma sotto la cenere covava la mia passione per la politica, per il sociale, per la partecipazione. E quindi, secondo figlio piccolo al seguito e salti mortali per "conciliare" mi sono iscritta ad un partito politico, della sinistra liberale. Vita di sezione e poi i congressi e poi sempre di più fino alla direzione nazionale, ma l' esperienza che più di tutte ha segnato il mio percorso di consapevolezza e formazione è stato senza dubbio il ruolo di Componente e Segretaria della Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, negli anni dal 2000 al 2003, quindi nell'ultima Commissione vera, viva, vitale e utile alle donne e al Paese, non per la nostra presenza ma per il ruolo istituzionale e libero che poteva svolgere. Da lì, luogo di elaborazione, di studio e di proposta unica e privilegiata per gli strumenti di studio e di lavoro disponibili, sono cresciuti sempre di più i miei sentimenti di stima e di ammirazione per il genere femminile, la scoperta dei valori e delle capacità e competenze inespresse, il potenziale esplosivo di forza e generosità che le donne non hanno potuto esprimere e ancora non possono esprimere così chiuse da una serie infinita di lacci e laccioli, impedimenti e discriminazioni che costituiscono lo "spreco" assoluto che non ci possiamo più permettere.
Da quella esperienza è scaturita in me una più forte coscienza di genere, una più matura consapevolezza ed ho cominciato a leggere le mie esperienze con uno sguardo più analitico e più critico sia della mia presenza nel privato che nel pubblico realizzando quanto, sia nel primo ambito sia nel secondo, le donne abbiano sviluppato una soglia di resistenza alla fatica ed alle delusioni che ha dell'incredibile! Ma se dicono basta è basta!


Secondo lei come si dovrebbe reagire, cosa si dovrebbe fare?

Per il privato la risposta non può essere univoca, certamente è importante soprattutto la riscoperta della nostra forza e del nostro valore, anche nei gesti più semplici e consueti ed esigere il rispetto per tutto quello che significa il nostro ruolo nella cura degli affetti e nella vita di tutti i giorni, senza nulla togliere alla nostra voglia e forza di amare, ma questo non deve essere un freno alla nostra realizzazione come persone e come attrici fondamentali della crescita della società.
Per quanto riguarda il pubblico e soprattutto la politica, nel mio caso, è presto detto; con una lettera garbata ma precisa, mi sono dimessa da ogni incarico locale e nazionale nel partito in cui militavo, motivando le mie dimissioni con l'incapacità del partito stesso di intendere come una priorità tutte le questioni legate al genere ed alla presenza femminile nello scenario politico, economico e sociale del Paese.

Si è tirata fuori?

Per niente; ho costituto con alcune donne che la pensano come me e credono in una democrazia più rispondente alla realtà del mondo, un Movimento che abbiamo chiamato Movimento Italiano Donne per la Democrazia Paritaria, che lavorerà per correggere il gap di rappresentanza femminile, per accompagnare e sostenere le donne nel loro percorso di avvicinamento e consolidamento all'interno dei luoghi decisionali, affiancando e non contrastando ogni altro strumento che si affermerà in tal senso poiché crediamo che vadano potenziate tutte le strade di accesso alla giusta rappresentanza delle donne nei luoghi del potere e della gestione della cosa pubblica così come ai vertici delle organizzazioni sociali, di impresa, ovunque, quindi sì anche alle quote, agli organismi di parità, agli assessorati, alle azioni positive comunque dispiegate ma certamente il Movimento sarà uno strumento di partecipazione diretta, nel quale le regole sono condivise e scritte da noi, chiaramente secondo i nostri codici e i nostri valori: crediamo che significhi costruire una modalità di partecipazione delle donne alla politica che consenta di non doversi per forza adeguare a regole scritte da altri con altri simboli, altre regole, altre priorità e sensibilità, uno strumento di discussione ma in vista di una azione politica in prima persona.

Lei farebbe bene la parlamentare, ci pensi......

Il nostro Movimento presenterà liste e candidature molto presto nelle competizioni elettorali amministrative, politiche ed europee: sappiamo che ci attende molta fatica e molto impegno perché agire la politica in assenza di mezzi mediatici ed economici nel contesto attuale è molto difficile, ma la componente ideale che ci muove è senz'altro un ottimo carburante! Ci sostiene la convinzione che tutte le volte che le donne si sono messe in movimento è stato un gran bene per l'umanità e abbiamo le prove che l'opinione pubblica crede nella concretezza e nella serietà delle donne e attende un nostro segnale di impegno, che non si fermi alla richiesta di spazi ma vada a conquistarli con le armi della competenza e della capacità, nella consapevolezza che la delega, finora, non ha dato i risultati sperati.

Complimenti! E' la prima intervista su questo tema, sono lieta che il mio sito tenga a battesimo questa iniziativa.......

Marta Ajò, 2007

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