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Pia Locatelli, Bergamo

Europarlamentare.
Nata a Bergamo nel 1949, si laurea prima in lingue e letterature straniere, poi in economia. Insegnante di lingua e letteratura inglese sino al 1982, data in cui entra nell'azienda di famiglia (tessile, comparto abbigliamento tecnico sportivo, con circa 2 mila dipendenti) dove in una prima fase ha avviato e sviluppato il settore commerciale dell'azienda prima vocata all'attività produttiva, sino a diventarne amministratrice delegata, gestendola in prima persona.


"Nel 2000, dopo aver venduto l'azienda, diventa presidente della Fondazione A.J. Zaninoni, che ha costituito per ricordare il marito, anch'egli imprenditore. Scopi della Fondazione sono la diffusione della cultura del lavoro, anche nella sua accezione più ampia di progetto di vita; lo studio dei trend dell'economia e dei meccanismi del mercato del lavoro; favorire opportunità equivalenti e percorsi tendenti alla parità, intesa come possibilità per donne e uomini di realizzarsi nella vita privata, professionale e pubblica.
Consigliera comunale dal 1980 per 15 anni, capogruppo PSI al Comune di Bergamo.
Membro del consiglio di amministrazione dell'Università di Bergamo dal '92 al '97.
Fa parte della Direzione e dell'Esecutivo nazionale dello SDI, in cui riveste prima l'incarico di responsabile nazionale delle donne e dal 2004 responsabile del settore internazionale.
È da sempre interessata alla politica internazionale e ai movimenti femminili nel mondo.
Al congresso del Brasile dell'ottobre 2003 viene eletta Presidente dell'Internazionale Socialista Donne.
Nelle elezioni del giugno 2004 è stata eletta parlamentare europea; fa parte della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere e della commissione industria, ricerca ed energia.
Nel 2005 ha ricevuto da Romano Prodi la richiesta di coordinare il gruppo di lavoro dell'Unione per il programma di politica estera dell'Unione alle elezioni del 2006.
Pia Locatelli fa parte della Direzione della Rosa nel Pugno, il nuovo progetto politico dei Socialisti democratici e dei Radicali italiani".


Il suo curriculum è molto lungo e significativo; non ho voluto tagliare nulla perché questo sito raccoglie la voce delle donne e, quando sia possibile, racconta il loro vissuto.
La ringrazio di offrirci questa possibilità.
Come mai ha cessato l'attività di imprenditrice?

Ho cessato di fare l'imprenditrice nel momento in cui questa attività ha cominciato ad assorbire la totalità del mio tempo, impedendomi di fare qualsiasi altra cosa, compresa la politica, la grande passione della mia vita. L'imprenditore di famiglia era mio marito ma successivamente, dopo aver completato la seconda laurea in economia, mi sono accorta che la nostra azienda concentrava le proprie risorse prevalentemente nella produzione, dedicando meno attenzioni alla parte commerciale. Fu allora che capii che potevo, anzi dovevo dare una mano a mio marito e così ho cominciato a colmare questo gap occupandomi proprio di questo settore divenuto nel tempo strategico. Purtroppo alcuni anni dopo mio marito è morto. Ho sofferto molto in quel periodo ma, come capita spesso in questi casi, il tempo non è galantuomo e le difficoltà si sono fatte subito avanti. La prima decisione da compiere fu proprio decidere del futuro dell'azienda di mio marito: continuare o lasciare? Ho scelto di continuare perché sentivo che avevo ancora qualcosa da dare per quella causa e perché sapevo che, se fossi riuscita a tenere duro ancora qualche anno, avrei potuto consolidare gli ottimi risultati ottenuti fino ad allora e dimostrare al mercato che eravamo un'impresa solida, con ottime professionalità e lavoratori capaci e meritevoli. E così fu. Passarono altri due anni e, dopo aver chiuso entrambi gli esercizi in utile, ho creduto che gli obiettivi che mi ero prefissata fossero stati raggiunti. Decisi a questo punto di mettere l'azienda sul mercato e di ritornare a fare la vita che più amavo: la politica.

La passione per la politica quando è iniziata? C'era qualcosa in lei, anche da bambina, che la portava verso questi orientamenti che si sono esplicitati in età adulta?

La passione politica mi ha travolta sin dalla nascita, nel senso che sono vissuta in un ambiente dove la politica era il pane quotidiano. Mio padre, infatti, fu sindaco di Villa d'Almè (un Comune alla periferia di Bergamo) per sedici anni. Quando sono nata lui era sindaco e ho vissuto la mia infanzia, fino agli undici anni, in un ambiente molto politicizzato. Non vi è ombra di dubbio che tutto ciò abbia "contaminato" la mia vita, ma ho saputo far maturare dentro di me questa vocazione autonomamente. Ho iniziato a quindici/sedici anni a sgomitare tra i partiti, intervenendo in quelle pochissime assemblee che si facevano allora. Ne ricordo una in particolare dove contestai apertamente il sindaco in carica (uno dei successori di mio padre). Prendevo parola con facilità perché era un fatto assolutamente normale, era la democrazia e la partecipazione attiva dei cittadini nei partiti e nelle istituzioni veniva sempre rispettata e apprezzata. Ora faccio politica e lavoro in Parlamento a tempo pieno. Da allora ad oggi certamente le cose sono cambiate, ma la passione è rimasta la stessa.

Come è riuscita a svolgere il lavoro compatibilmente con la famiglia e gli affetti?

Nella mia vita ho svolto principalmente due lavori: sono stata prima insegnante e poi imprenditrice. Tra queste due vite c'è stata una parentesi di qualche anno che mi ha consentito di laurearmi in economia, ma nel bene o nel male sono sempre riuscita a bilanciare tutto. È stato faticoso, su questo non c'è ombra di dubbio, ma è stato nel contempo molto semplice perché sapevo di avere mio marito a fianco a me. Anche lui è stato impegnato in politica, soprattutto nei primi sette o otto anni di matrimonio, poi per alcuni anni siamo stati costretti ad affrontare una nuova sfida e anche in questa occasione non ci siamo tirati indietro. Tre nipoti di mio marito rimasero improvvisamente orfani e noi ci trasferimmo da loro. Dovetti ridimensionare al minimo il mio impegno politico e sacrificare molto tempo libero, ma ne valse la pena. Alla fine ognuno di loro prese la sua strada e così io e mio marito siamo ritornati a vivere soli. È stato molto bello riconquistarci la nostra intimità e contestualmente molto facile. Abbiamo sempre condotto una vita diurna abbastanza separata, ma poi la sera ci si raccontava la giornata e ciascuno di noi rendeva partecipe l'altro delle gioie e delle preoccupazioni che caratterizzavano le nostre giornate. Era semplicemente bello. Molto presto, però, mio marito morì e così, dopo essere rimasta sola, decisi di dedicare anima e corpo alla politica.

Nessun rimpianto per quel ruolo e quel mondo?

A questo non posso rispondere perché non sono i rimpianti ma la nostalgia a rendere speciale quel ricordo. Le scelte che ho compiuto avrebbero potuto essere altre, forse migliori, certamente ho anche compiuto degli errori come ognuno di noi in questo mondo, ma non ho rimpianti. Sento e soffro molto la mancanza di mio marito, questo sì, ma ho una grande famiglia e non corro il rischio di sentirmi sola. In famiglia eravamo in dodici fratelli e sorelle, oggi siamo molti di più: 29 nipoti e 33 pronipoti. Non ci vediamo moltissimo, ma non ho dubbi sulla loro vicinanza e penso che nemmeno loro ne abbiano sul mio affetto nei loro confronti.

Adesso può dire di sentirsi realizzata?; quando una donna può definirsi realizzata?

Certamente oggi mi sento realizzata, ma ciò non significa che non lo fossi anche tempo fa, in maniera diversa e forse con maggiori difficoltà, ma non mi sono mai sentita fuoriluogo con me stessa. Ho sempre o quasi sempre avuto la fortuna di fare cose che mi piacevano e che mi arricchivano; mi piaceva insegnare e per la verità mi è piaciuto un po' meno fare l'imprenditrice, ma mi sono sempre sentita realizzata. La vita in azienda si è dimostrata un'esperienza utilissima, ma la mia passione resta la politica e potendo oggi dedicarle tutto il tempo che voglio, penso che non potrei chiedere di meglio. Infine, credo che una donna non abbia bisogno di niente di più di un uomo per realizzarsi, basta avere le stesse opportunità.

Io parlo con molte donne: è stata intervistata anche una donna che si prostituisce; niente in contrario ad apparire nello stesso sito?

Generalmente non accetto domande di questo tipo perché sottintendono un giudizio che non posso tollerare. Avete chiesto a questa donna se ha piacere ad apparire con me?

Lei in passato ha insegnato; cosa direbbe oggi ai suoi allievi che non abbia detto ieri? Cosa è cambiato secondo lei per i giovani?

Ho insegnato fino a 23-24 anni fa, non ricordo esattamente. I giovani di un tempo avevano poche certezze e pochissime opportunità. La vita si presentava loro quasi sempre come un compromesso al ribasso se paragonata alle capacità che avrebbero potuto esprimere. Poi le opportunità hanno cominciato a farsi più aperte, meno classiste e così poco a poco anche i giovani sono diventati promotori del loro futuro. Purtroppo però la situazione era ancora in evoluzione e alla fine ci è sfuggita di mano. Si è stati convinti che nuove opportunità significasse per forza di cose nuove certezze, ma non è stato così. Oggi come oggi è normale viaggiare, spostarsi, comunicare, usare internet e queste sono delle grandi opportunità che vanno colte al volo, ma non è tutto. Quando insegnavo inglese ho sempre insistito con i genitori dei miei studenti affinché li lasciassero andare all'estero a studiare l'inglese, suscitando in loro non poche perplessità. Allora si trattava di rompere confini culturali e provincialismi ormai dannosi per la nostra società, oggi la sfida che abbiamo davanti è un'altra. Le opportunità si trasformano spesso in "fregature" e questo i nostri ragazzi lo stanno pagando sulla loro pelle. Faccio un esempio: la flessibilità del lavoro. Tutti sappiamo che spesso declina in precarietà e ci sono ampie discussioni a riguardo. In questa sede mi limito a fare io una domanda che secondo me illustra bene come siamo riusciti a trasformare le opportunità in "fregature". Chiunque di noi se affitta una casa per pochi mesi paga proporzionalmente molto di più che se stipulasse un contratto pluriennale; ebbene, per quale motivo dei lavoratori a termine invece devono essere pagati meno di un lavoratore a tempo indeterminato? La flessibilità è un'opportunità, ma c'è voluto poco per renderla uno svantaggio. Spetta a noi farla tornare al servizio dei giovani.

Dalla sua storia si capisce che viaggia molto; non perde mai l'identità? Non pensa che sia necessario avere un 'porto sicuro'; pensa che questo porto debba essere la 'famiglia' o basta riconoscere un luogo ed un odore caro?

L'identità no, non credo di perderla. Ogni tanto svegliarsi e non sapere dove si è o in quale città ci si trova lascia un po' disorientati, ma dura pochi minuti e con un buon caffè si torna a rimettere in ordine le idee. Un porto sicuro ce l'ho e lo adoro: la mia casa a Bergamo e la mia famiglia: le mie sorelle, i miei fratelli, i miei nipoti. È questo il porto più importante per me.

Lei, che cerca realizzare progetti per gli altri, ha un progetto? Un suo progetto che possa rivelarci e che ci dica che ai sogni non c'è mai fine?

Vorrei poter avere una vita più tranquilla, continuando l'attività parlamentare ma possibilmente liberandomi del ritmo frenetico che caratterizza ogni giornata. Lo vorrei, ma non mi è concesso perché prima ho un altro sogno da realizzare: non c'è cosa al mondo che potrei desiderare di più che essere in un Parlamento fatto per metà di uomini e per metà di donne. Mi vengono i brividi a pensare che nel 2006 stiamo ancora a discutere di quote rosa. Quel che è certo è che in Parlamento alle quote rosa si contrappongono le quote grigie, bianchicce, se va bene brizzolate, non di certo le quote azzurre. Ed è da questa considerazione che dobbiamo partire per realizzare il sogno di parità di tutte le donne. In Italia urge un ricambio generazionale, dobbiamo costruire una nuova classe dirigente capace di prospettiva. In questo contesto, da sempre, conduco la mia battaglia per un Parlamento al 50% di donne e al 50% di uomini, ma purtroppo ancora oggi c'è chi fa orecchie da mercante. Non nascondo la profonda delusione per un Governo che non ha saputo nemmeno mantenere la promessa data, ma invece di lagnarmi, rilancio e al fianco delle quote rosa combatterò anche per le quote azzurre, per una vera condivisione tra padri e madri, tra compagne e compagni, tra marito e moglie del lavoro domestico. Insomma, una vera parità tra uomini e donne, una condivisione degli impegni, degli incarichi, dei successi o magari anche degli insuccessi professionali, ma senza discriminazioni di nessun genere.

Ci promette che se le chiedessi un'altra intervista non la negherà?

Non me ne vogliano i lettori, ma non prometto mai nulla. Se può fare piacere posso darvi la mia parola; che non è una promessa, ma è un impegno d'onore.

Auguri in tutte le lingue....

Marta Ajò, 2007

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