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Donne in Difesa, per abbattere i muri che restano

Nella seconda giornata dei Dialoghi al Festival di Spoleto, parlano le donne impegnate nei settori di Difesa e Sicurezza

Seconda giornata dei Dialoghi di Spoleto, nell'ambito del Festival dei due mondi, coordinata da Paola Severini, le donne salveranno il mondo. Ospiti di eccezione la Ministra della Difesa italiana Elisabetta Trenta, la ministra della Difesa della Bosnia Erzegovina Marina Pendes, la Comandante curda Nessrim Abdalla. La nostra ministra, Elisabetta Trenta, non presente per impegni improrogabili, manda un video-saluto caloroso e sottolinea l'importanza del contributo delle donne. Le donne, dice, hanno sempre portato cambiamento ovunque, anche nelle Forze Armate. Un cambiamento organizzativo ma anche culturale. Agiscono per il miglioramento delle condizioni dei luoghi di lavoro e sono fondamentali nella risoluzione dei conflitti. Il loro inserimento nelle Forze armate italiane è recente certo, ma assai utile.

Marina Pendes, Ministra della Bosnia Erzegovina si racconta. Appare forte, determinata, ma semplice, essenziale. Nasce come ingegnere elettronica e si forma all'Accademia militare Tecnica di Zagabria. Sottolinea di aver avuto l'opportunità di lavorare sempre in aree maschili e che ciò l'abbia facilitata nel suo difficile compito di Ministra. Entra nell'Unione Democratica Croata e viene eletta in Parlamento nel 2000. Lei sottolinea che bisogna cercare di migliorare la posizione delle donne nel partito e nelle istituzioni. Altrimenti finiscono per subire le conseguenze delle decisioni prese dagli uomini. Racconta la specificità della democrazia e del sistema della Bosnia Erzegovina. Ci sono tre Presidenti, uno in rappresentanza dei bosniaci, uno dei serbi e uno dei croati. Ruotano ogni 8 mesi. Questo è il segreto della loro pacifica convivenza, eguali diritti e eguale porzione di rappresentanti per esercitarli. Un modello di cui è fiera e garantisce l'esercizio della democrazia. Lei rappresenta la popolazione croata. Dal 2004 al 2015 è stata Vice Ministra della Difesa e dal 2015 è diventata Ministra, forte della sua lunga esperienza da vice. E' convinta che le donne debbano prendersi le loro responsabilità, ed essere presenti nelle missioni di pace. Valuta come un grande passo in avanti che in 10 Paesi europei ci siano Ministre a capo delle forze Armate, perché ciò aiuta a rompere stereotipi, e crea maggiore equilibrio di fronte ai pericoli di guerra.

Parla poi Nassrin Abdalla, intervistata dai ragazzi di Radio Immaginaria, una radio gestita da adolescenti e giovani. La sua storia è completamente diversa, lei è comandante curda, guida un'armata di donne nel Nord della Siria, combatte per la liberazione dei curdi e contemporaneamente delle donne curde, arabe, armene. Combattente per una società giusta che rispetti la libertà di tutti i popoli, ha fatto sacrifici personali, ha rinunciato a mettere su famiglia, sono venti anni che fa la resistenza. Ha solo 37 anni, per lei l'obiettivo è il rispetto dei diritti dei curdi in Siria. Mette tanto cuore nelle cose che fa e tanta testa. Commuove il pubblico che esce notevolmente arricchito dalla testimonianza di queste grandi donne. Nel mio intervento di contesto dedicato alla valorizzazione dei dati, sottolineo quanto le Nazioni unite richiedano sempre più la presenza di donne nelle missioni di pace. E non a caso, le donne creano ponti con le popolazioni locali, hanno grandi capacità di ascolto, possono svolgere un ruolo prezioso nell'incontro con le donne musulmane o di culture lontane dalla nostra. Le donne sono più attente alla pace, la libertà e l'autodeterminazione. Come Italia siamo arrivate tardi all'avvio del servizio militare femminile, solo nel 1999. Ora le donne sono 14580, il 5,2%. Ma il primo ufficiale donna sarà valutato alla carriera di colonnello solo tra cinque anni. Di strada se ne dovrà fare ancora tanta anche per le missioni di pace. Ma l'approccio di genere avanza, con le figure dei gender advisor e la costituzione di una unità organizzativa Pari opportunità e prospettive di genere diretta dalla appassionata Rosa Vinciguerra e i corsi di formazione avviati ormai a tappeto. Segno che gli ultimi muri vengono abbattuti dalla forza delle donne.

di Linda Laura Sabbadini

pubblicato su La Stampa 09/07/2018

nell'immagine: Tre donne soldato del battaglione San Marco

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