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Maria Giovanna Farina ci parla di

intervistata da Marta Ajò

In questi mesi estivi i consigli per delle buone letture si susseguono sulle riviste. In particolare in quelle rivolte ad pubblico femminile dove vengono segnalati libri genere, scritti da donne o per le donne.
Non sempre i suggerimenti ci portano a scoprire o condividere il merito della segnalazione.
Neanche se, come ci suggeriscono, lo apriamo tranquille sotto l'ombrellone o sotto un pino di montagna. Perché la lettura deve appassionare e coinvolgere, la storia sentita propria e non posseduta per lasciarla in libreria.
Ecco perché intervisto Maria Giovanna Farina, autrice, insieme a Max Bonfanti, di un bel libro che si può leggere certamente in vacanza ma che non fa male avere tutto l'anno sopra il comodino.
Parlo del suo ultimo romanzo "Catarina e la porta della verità" (ed. Rupe Mutevole). Esso ha tutte le caratteristiche per essere apprezzato da un pubblico orientato in vari generi, dal noir al romanzo d'amore, ma soprattutto perché contiene nei fatti e nelle parole suggerimenti di vita relazionale che possono tornare utili a tutti/e, in diverse fasce d'età.
Esattamente come si legge in IV di copertina,
"Le circostanze della vita sono spesso imprevedibili: Athos Raineri, un quarantenne distinto dall'aspetto bonario, esce improvvisamente da un'esistenza un po' spenta e monotona quando una giovane donna, Catarina, bussa alla sua porta per tentare di vendergli banali oggetti quotidiani. Dopo pochi istanti per lui si apre un nuovo capitolo e i problemi di lei diventeranno anche i suoi. In un continuo alternarsi di situazioni, avventure e colpi di scena, con una buona dose di giallo, gli autori sanno mantenere il mistero conducendo il lettore a riflettere anche sulle relazioni familiari difficili, a volte paradossali, per scoprire quanto sappiano farci crescere come individui. Ironia ed emozione si alternano in un tutto avvolto da una storia d'amore tenera ed appassionata di cui fino all'ultimo non si scoprirà l'esito",
il libro appassiona e diverte ma soprattutto fa riflettere sul nascere e svolgere delle relazioni umane.
Per spiegare meglio come prepararsi alla sua lettura le pongo alcune domande.

1- Innanzi tutto vorrei mi fosse tolta una curiosità: il romanzo è stato scritto a quattro mani, una donna e un uomo; sicuramente una scelta ed un'intesa dovuta all'avere entrambi gli autori una formazione professionale simile e complementare. Vi siete divisi il compito nel descrivere due diverse psicologie?

L'idea della storia narrata è di Max Bonfanti, poi in quell'idea sono entrata e mi sono trovata subito a mio agio. Molti hanno la curiosità di sapere come si lavora a quattro mani: non è facile, si discute, ci si confronta anche duramente, ma poi si trova l'intesa. Noi ci conosciamo da tanti anni, abbiamo collaborato per creare un metodo di analisi filosofica e quindi si è rivelata naturale anche questa ennesima prova. Essere del sesso opposto, poi, aiuta perché ognuno di noi due ha potuto entrare nel maschile e nel femminile dei personaggi esaltandone le caratteristiche. Non ci siamo divisi in modo categorico le parti, ma abbiamo fatto anche incursioni l'uno nel ruolo dell'altra.

2 - Nella stesura del romanzo, si avverte un iter di fatti e cambiamenti individuali che paiono seguire una metodologia per condurre il lettore a riflettere passo dopo passo nel percorso di vita dei protagonisti.

Le vite dei due interpreti principali sono molto diverse, essi appartengono a mondi differenti ma che trovano il modo di comunicare senza barriere le proprie emozioni; non dimentichiamo che anche gli altri personaggi del romanzo sono determinanti per l'esito dell'intera vicenda, per sbrogliare i nodi delle vite dei protagonisti. Certamente, seguirli aiuta a riflettere sulle nostre esistenze anche se possono essere, ovviamente, profondamente diverse.

3 - Nelle prime pagine del libro si avverte una sensazione di pericolo immediato per le circostanze dell'incontro tra i due ma anche curiosità e un po' di fastidio per l'atteggiamento consenziente e un po' superficiale della protagonista nell'approcciarsi all'altro. Solo dopo si capirà che le nostre paure non avranno avuto motivo di esistere ma, le chiedo, non pensi che non sempre la porta che si apre davanti a noi sia quella giusta?

Certamente, la porta che si apre a noi, al contrario, è spesso sbagliata, ahimè! Ma ciò non avviene in questo caso. La protagonista, in quel momento della sua vita, è disperata e a volte la disperazione, fortunatamente, conduce per istinto sulla strada giusta. Si avverte che è il momento di fidarsi, quasi ce lo suggerisse una voce misteriosa che poi altro non è che il nostro io profondo libero da condizionamenti e capace di ascoltarsi. La disperazione non conduce necessariamente nel baratro sempre, per fortuna!

4 - Anche se tutto il romanzo ci porta ad essere ottimisti per i comportamenti che si delineano non pensi che possa essere un messaggio equivocabile? Il caso, l'avventura, l'incertezza iniziale di questo incontro e l'apparente sprovvedutezza di Catarina?

Tutto è equivocabile, ma sta a noi fare una scelta: fidarci o no? Tutto è plasmabile all'inizio di un incontro perché non c'è apparentemente una strada tracciata, tutto è ingarbugliato ma poi si trovano i fili e la matassa si dipana. Catarina, una donna solo apparentemente sprovveduta e fragile, saprà stupire il lettore, come pure Athos, il commercialista che aprirà la porta...

5 - L'intreccio dei personaggi tratta essenzialmente di relazioni umane: attrazione, amore, amicizia, solidarietà. Le relazioni con cui però l'individuo si cimenta riguardano anche altro, che ne pensi?

Siamo una rete di relazioni, noi esseri umani ne siamo immersi non solo con i nostri simili, ma anche ad esempio con gli animali da compagnia, con gli oggetti... il denaro è un oggetto di relazione fondamentale nel racconto. Insomma come apripista della collana che dirigo, Le relazioni appunto, il romanzo contiene le principali relazioni della nostra vita.

6 - Protagonista di sfondo la "verità". Nel caso specifico è quella che spinge il lettore a dare le risposte ad un giallo in piena regola, ben cucinato e intrigante. E come tutti i gialli non si vede l'ora di arrivare alla soluzione. Athos, il protagonista, è però innamorato di Catarina e ha i suoi buoni motivi per scoprire gli intrighi. Quindi una ricerca di verità finalizzata, un'indagine necessaria. Ad una lettura più attenta si leggono però due verità: la sua e quella di Catarina. L'una non prescinde dall'altra in un viaggio fatto non solo di ruote e rotaie quanto piuttosto di un viaggio che si svolge dentro ciascuno. Il superamento della metafora porta ad una verità individuale che passa attraverso le esperienze le emozioni e i sentimenti.
Tutto questo ho letto nel libro, chiedo all'autrice conferme o smentite.

Direi che sono d'accordo con questa analisi. Le verità sono due, quella dei protagonisti che scoprono situazioni non prevedibili. E quella, possiamo dire, universale che ci coinvolge tutti come individui alla costante ricerca di una verità condivisa con il gruppo sociale di appartenenza. Certo l'amore spinge a comportamenti che non avremmo mai immaginato: lui si improvvisa detective e scopre un sé stesso inedito, ma forse sapeva già di possedere certe doti soltanto non aveva mai avuto l'occasione di mettersi alla prova. Emozioni e sentimenti emergono nelle relazioni che il romanzo mette in luce e senza dubbio saranno queste a condurre a quella verità che entrambi stavano cercando. Lei scoprirà le verità della sua famiglia, lui diventerà coscente della rinascita che l'amore gli ha regalato. Una buona dose di giallo, senza esagerare, arrochisce di suspance tutta la vicenda.

7 - Infine a te filosofa oltre che autrice di questo e di molti altri libri, credi davvero che non si debba avere paura di intraprendere un viaggio dentro di noi? Sicura che conoscere la verità su noi stessi ci aiuti a vivere meglio?

Sì, sono sicura solo la verità è capace di consegnarci ad una vita autentica e anche se certe verità sono sconvolgenti, poi c'è un percorso di riabilitazione di sé che ci fa accettare qualsiasi verità. Solo la verità ci rende liberi, non dobbiamo dimenticarlo. Se ci sono però verità che è meglio non conoscere, questa è un'altra storia!

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