Chiara Zanchi spiega il Progetto WORDS MATTER
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Chiara Zanchi spiega il Progetto WORDS MATTER

Il peso delle parole nel dibattito pubblico


"Le parole sono la più potente droga usata dall'uomo" scrive in un aforisma lo scrittore inglese Joseph Rudyard Kipling.

Con la consapevolezza che l'uso improprio delle parole possa fare la differenza nell'orientare i rapporti umani, in particolare nel dibattito pubblico attorno a molte questioni politiche, etiche e sociali e che esse possano ferire od essere letali come armi, lo pensa un gruppo di giovani linguisti (dottorandi o assegnisti di ricerca) dell'Università di Pavia, Dipartimento di Studi Umanistici, Sezione di Linguistica, che hanno dato il via al "Words Matter".
A Chiara Zanchi, Capo progetto, chiediamo alcuni chiarimenti sulle finalità e le metodologie dello stesso.

Ci vuoi spiegare in cosa consiste questo progetto?

E' un progetto di crowdfunding ospitato da Universitiamo, cioè la piattaforma di crowdfunding ufficiale dell'UniPv (https://universitiamo.eu/campaigns/words-matter-il-potere-delle-parole-nel-dibattito-pubblico/), con lo scopo di studiare il peso e l'importanza delle parole nel dibattito pubblico.

Perché le parole sono così importanti da farvi pensare di attuare un progetto così innovativo quanto impegnativo?

Vi siete mai chiesti fino a che punto parole diverse possono influenzare le vostre opinioni? Vi siete mai chiesti se parole diverse possono generare opinioni diverse su uno stesso fatto di cronaca, per esempio un fatto di violenza sulle donne?
Facciamo un esempio…Cosa suggerisce un'espressione ricorrente come la donna è stata uccisa dalla gelosia del marito? Prima di tutto, questa frase è al passivo: la frase attiva corrispondente sarebbe la gelosia del marito l'ha uccisa. Il passivo è una strategia linguistica che distoglie l'attenzione dall'Agente, che addirittura può essere sconosciuto (come in la donna è stata uccisa alle 7 e trenta di questa mattina), e la focalizza sul Paziente, ovvero la donna. Ma qui c'è di più. Chi è l'Agente: la gelosia o il marito? A livello linguistico, sembrerebbe la gelosia, qui rappresentata come capace di atti inconsulti, proprio come una persona: a questo punto il marito è ritratto semplicemente come il Possessore di questa emozione. Perciò, le parole deresponsabilizzano il marito in due modi: con l'uso del passivo e con la personificazione della gelosia come Agente. Questa rappresentazione degli eventi potrebbe generare un (altro) dubbio: e se anche il marito fosse una vittima, in balìa di un'emozione troppo forte per essere domata?
Le parole che scegliamo per descrivere un fatto non sono neutrali: suggeriscono – anche se non dicono apertamente – la nostra opinione su quel fatto. Insomma, quello che ci viene comunicato è molto più di quello che ci viene detto esplicitamente. Il nostro obiettivo è rendere esplicito il non-detto e misurare il peso del non-detto sulle opinioni delle persone.

In che modo è possibile smascherae le parole e dare loro il giusto significato?

Grazie alla linguistica, cioè la disciplina che studia scientificamente il linguaggio umano e le lingue del mondo. Certi rami della linguistica, come la linguistica cognitiva e l'analisi del discorso, possono darci strumenti teorici adeguati per spiegare e misurare il peso delle parole. La teoria della metafora concettuale, per esempio, può chiarire perché i media italiani usano certe parole piuttosto che altre per parlare di temi delicati…e con quali conseguenze.
In linguistica cognitiva, la metafora non è una semplice figura retorica, ma è un modo con cui gli esseri umani comprendono e quindi esprimono concetti complessi o astratti in termini di concetti più semplici o concreti, mettendone in risalto alcuni elementi di somiglianza. Abbiamo detto che l'esempio sopra, la donna è stata uccisa dalla gelosia del marito, contiene una personificazione della gelosia. Questa non è altro che una metafora, attraverso la quale il parlante assegna all'emozione caratteristiche tipicamente umane, come l'intenzionalità e la capacità di compiere azioni. Attraverso questa metafora, quindi, il parlante non rappresenta un fatto di cronaca da punto di vista neutrale, ma ne mette in rilievo alcuni aspetti precisi, prendendo implicitamente posizione sulla dinamica dell'evento.
Per concludere, quindi, la linguistica potrebbe contribuire a precisare con quali parole, cioè attraverso quali meccanismi linguistici, gli atti di violenza sulle donne vengono descritti e interpretati – per esempio – come prodotti di raptus, aggiungendo quindi il punto di vista linguistico a certi studi di carattere più sociologico e culturale, che già sono andati in questa direzione. Ricordiamoci che la lingua è legata alle persone che la parlano: è profondamente intrisa della loro cultura e contribuisce a dar forma al loro modo di pensare.

Riassumendo, quindi, quali sono gli obiettivi del progetto?

Gli obiettivi sono tre:
1) Il primo è fare ordine attraverso lo studio sistematico delle parole usate dai media per parlare di temi delicati come la violenza sulle donne.
2) Capire perché i media usano alcune parole evitandone altre, capire quali immaginari sono evocati da queste parole, e capire perché i media puntano proprio su questi immaginari.
3) Il terzo obiettivo è diventare più consapevoli del fatto che la scelta e l'uso delle parole possano orientare la nostra interpretazione sui fatti e, quindi, le nostre scelte. Il nostro obiettivo è rendere più consapevoli del contenuto del messaggio stesso.

Ma qual è l'obiettivo più concreto della vostra campagna di crowdfunding?

Raccogliere 5000 euro per bandire una borsa di studio per un(a) neolaureato/a in linguistica
che lavorerà per almeno 4 mesi a tempo pieno al progetto.

Come pensate di raccogliere quella cifra?

Grazie al crowd, cioè grazie alle persone! Tutti possono sostenere la nostra campagna con le loro donazioni in due modi: tramite Paypal oppure bonifico bancario, specificando la causale "UNIVERSITIAMO Words Matter". Ci trovate sulla piattaforma ufficiale dell'Università di Pavia, a questo link: https://universitiamo.eu/campaigns/words-matter-il-potere-delle-parole-nel-dibattito-pubblico/. Un altro modo per sostenerci è partecipare ai nostri eventi: a settembre ne abbiamo uno tutto al femminile.

Cioè?

Il 14 settembre alle 21.00 nell'Aula del '400 dell'Università di Pavia, la compagnia teatrale Luvarara (sono tutte giovani attrici!) proporrà L'importanza di essere Franche, un recital di monologhi delle più importanti attrici italiane contemporanee, da Franca Rame a Luciana Littizzetto, da Franca Valeri a Lella Costa, per raccontare con serietà e autoironia la condizione femminile dagli ultimi 50 anni ad oggi. Se volete restare aggiornati su questo ed altri eventi legati alla nostra campagna, seguiteci su Facebook cercando @WordsMatterUniPv. Troverete tutto, ma proprio tutto, sui nostri eventi, su di noi, sui nostri contatti!

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