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La gelosia è paura

di Maria Giovanna Farina

Quando amiamo qualcuno desideriamo che quella persona viva un rapporto esclusivo con noi e che nessun altro entri nella relazione, ciò è sano e normale e accade in entrambi i sessi; tutto si trasforma in patologico quando non si permette più al partner di vivere serenamente la propria vita controllandola e dubitando di ogni suo gesto.

Ludovico Ariosto sa descrivere con una metafora tutto il dolore della gelosia vissuta nel cuore del suo Orlando Furioso: "Tanti son chiodi / coi quali Amore il cor gli punge e fiede".

Ma siamo sicuri che sia l'amore la fonte originaria del dolore della gelosia?

Ogni forma di gelosia nasconde la paura della perdita dell'unità, il terrore, nei casi estremi, di essere abbandonati dalla persona che amiamo. Un certo grado di gelosia è un naturale aspetto dell'amore, manifesta l'attaccamento a chi amiamo e da cui non vogliamo separarci: assomiglia all'invidia, ma mentre la gelosia riguarda ciò che si possiede e non si vuole perdere, l'invidia riguarda ciò che si vorrebbe avere e non si ha ancora.

La gelosia cambia a seconda delle varie epoche della vita: da giovani l'insicurezza e l'inesperienza la favoriscono, mentre con la maturità si comprende l'inutilità di certe forme di attaccamento al partner ed è più facile superare il timore di essere preferiti a qualcun altro. Le donne, quando sono eccessivamente gelose si angustiano se un'altra gravita nell'area circostante il proprio uomo: per cultura sono portate a credere che le altre siano tutte rivali dedite alla conquista di lui, quello che amano. Entriamo così nel vivo del sentimento di gelosia: l'oggettualizzazione del nostro partner, come se fosse una mera cosa da non lasciarsi sottrarre e non una persona degna della nostra fiducia. La gelosia quando esce dai confini della normalità è un fattore destrutturante, rovina le relazioni, esaspera l'altro che si sente ingabbiato dalle sbarre rigide di un sentimento devastante. Con la gelosia si soffre in due. La mancanza di una buona considerazione di sé è la sua causa principale e tutto riconduce all'infanzia quando i genitori non sono riusciti a trasmettere nel bambino la consapevolezza del proprio valore: in questo modo tutti diventano migliori, più capaci di noi e quindi una minaccia.

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