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«Cerchiamo pure una donna, purché sia brava»

di Fabiana Martini

"Cerchiamo pure una donna, purché sia brava": quante volte ci siamo sentite rispondere così alla sacrosanta sollecitazione a valutare profili femminili nella formazione dei cda o di gruppi di lavoro non soggetti a normative? Le donne devono continuamente dimostrare di essere all'altezza, mentre per gli uomini il merito viene sempre dato per scontato: alzi la mano chi ha mai sentito usare la stessa espressione nei confronti di un uomo! Un atteggiamento che caratterizza quotidianamente e abbondantemente politici, giornalisti, amministratori delegati e che spesso è accompagnato da una scusa: di donne adatte a quel ruolo, che siano anche conosciute e autorevoli, non ce ne sono.

Non c'è dubbio che il sommerso delle competenze femminili sia ampio, ma la verità — dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo — è una sola: un posto in più a una donna è un posto in meno a un uomo. Volendo tuttavia dare credito alla buona volontà di chi sostiene di voler coinvolgere le donne, ma proprio non sa dove trovarle, gli Stati Generali delle Donne (http://www.statigeneralidelledonne.com/index.php) hanno dato vita al volume "100 donne che cambieranno l'Italia", una mappatura di donne impegnate nel sociale, nella politica, nelle professioni, una sorta di banca dati, come si legge nell'introduzione, "per far conoscere in che modo si esplica e come ottimizzare l'apporto di genere ai grandi cambiamenti economici, sociali e alle sfide che si pongono oggi e in futuro".

Il lavoro, frutto di un viaggio che l'associazione ha compiuto attraversando in lungo e in largo lo Stivale, un viaggio denso di incontri e di confronti, è stato presentato a Trieste qualche settimana fa alla presenza di Isa Maggi, coordinatrice nazionale del Forum, e di altre quattro protagoniste di questa catalogazione virtuosa: Lucia Krasovec Lucas e Sabina Passamonti, componenti del Comitato Scientifico, e Claudia Bouvier, triestine, e la napoletana Teresa Lippiello, coordinatrice degli Stati campani. L'incontro, promosso da Paola Carboni, coordinatrice per il Friuli Venezia Giulia, si è focalizzato principalmente sulla rappresentanza: una strada per contare, per uscire dall'invisibilità, per mettere a servizio le proprie competenze, per offrire il proprio punto di vista, per portare i propri interessi (nel senso più nobile del termine), per rendere più giuste le azioni e le decisioni e più equa la società.
Solo abitando i luoghi in cui si decide sarà possibile renderli a misura di tutte e di tutti: per questo motivo, come ha ricordato Teresa Lippiello, che tanto si è spesa per far approvare la legge sulla preferenza di genere in Campania, prima Regione ad approvarla, aprire le istituzioni alle donne è semplicemente un atto di civiltà, non certo una concessione o una discriminazione al contrario o una deroga al merito; per questo motivo è fondamentale, come ha esortato a fare Claudia Bouvier, continuare a parlare di violenza contro le donne, una vera e propria violazione dei diritti umani, che impedisce alle donne di essere attive nella sfera pubblica e in quella privata e a volte impedisce loro proprio di essere: come monito permanente gli Stati Generali hanno promosso l'iniziativa della panchina rossa, ormai diffusa in moltissime città; per questo motivo occorre riequilibrare la presenza dei generi nelle istituzioni universitarie, perché non è vero che la scienza è neutra e una scienza senza le donne è una scienza più povera, come non si stanca di ripetere Sabina Passamonti; per questo motivo bisogna praticare coinvolgimento e dialogo nella pianificazione degli spazi, perché dall'accessibilità di una città si misura il livello di democrazia, sostiene da sempre Lucia Krasovec Lucas, e perché c'è una stretta correlazione tra degrado urbano e aumento della violenza. Krasovec come le altre ha insistito molto sull'importanza del "Noi", che dev'essere al centro della discussione ed è l'unico soggetto abilitato al cambiamento. Del resto, senza questa fede profonda nel "noi" cosa spingerebbe Isa Maggi a macinare chilometri su e giù per l'Italia non per vendere un prodotto o propinare un'idea, ma per mettere a disposizione i propri saperi e siglare un patto comune per cambiare il Paese?

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