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Affido condiviso. La posizione della vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni


Le critiche della vicepresidente M5S al disegno di legge in discussione in commissione Giustizia a Palazzo Madama. E sulla diversità di opinioni con il ministro Fontana: "Io ritengo famiglia qualsiasi coppia che dia amore a un figlio. Diritti civili? Ci siamo dati altre priorità"
Affido condiviso, Spadoni (M5s): "Il ddl Pillon va cambiato. Bisogna tutelare i bimbi"

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"Il disegno di legge Pillon va cambiato. E credo che sia impossibile che arrivi in aula senza modifiche". La vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, deputata Cinque Stelle al secondo mandato, parla del ddl sull'affido condiviso voluto dal senatore leghista Simone Pillon. Un testo che mira "a garantire la bigenitorialità" per i figli di coppie separate, imponendo loro di dividersi tra le case dei genitori per la stessa quantità di tempo (o almeno per "12 giorni al mese" ciascuno). E che cancella anche l'assegno di mantenimento, con ogni genitore che dovrebbe mantenere a spese proprie il bimbo quando sta con lui. Proposte che hanno fatto insorgere molte associazioni e tanti tra legali ed esperti del settore, e contro cui sabato si è tenuta una manifestazione a Bologna. Ora il testo è in commissione Giustizia in Senato, in sede redigente (l'aula potrà votare il testo senza modificarlo).

Il disegno di legge non piace neanche al M5S, giusto?
Io sono favorevole all'affido condiviso, che è previsto anche dal contratto di governo. Ma questo ddl è da modificare, perché ci sono criticità. Innanzitutto, mancano alcune norme che vanno assolutamente inserite. La prima è quella su casi di violenza domestica nei confronti della donna, che non sono previsti dall'articolato. In quelle circostanze ovviamente non deve essere previsto uguale trattamento per i genitori. E il bambino che ha assistito a queste violenze va tutelato.

Il testo penalizza moltissimo le donne, cancellando l'assegno di mantenimento e obbligando entrambi i genitori ad avere case diverse. Le tante madri senza lavoro sarebbero schiacciate.
Questo disegno di legge è troppo rigido. E ci sono cose da cambiare.

I bambini sono trattati come pacchi postali. Grave, no?
Molte associazioni che tutelano i minori hanno sollevato problemi. Verranno ascoltate in audizione in Senato, e ci suggeriranno modifiche. Ho molta fiducia nei senatori.

Ma lei cosa ne dice?
Io ho dubbi sul fatto che un bambino possa essere tutelato quando lo costringi a trasferirsi da una casa o anche da una città all'altra.

Il ddl Pillon introduce anche la mediazione obbligatoria con costi pesanti per le coppie. Ma pare anche la via per costringere molti a restare assieme.
Sono favorevole alla mediazione, perché è prevista quando non ci sia accordo tra i coniugi. Però non può disincentivare il divorzio. Se metti la prima seduta gratuita e poi tutto il resto a pagamento, è chiaro che questo succederà per chi ha meno risorse.

E come si rimedia?
Per me lo Stato dovrebbe coprire le spese per le coppie sotto un determinato reddito.

E se il ddl non venisse cambiato, che fareste?
Bisogna vedere cosa verrà modificato. C'è un'interlocuzione in atto con la Lega, e anche Pillon ha mostrato aperture. Per ora non mi pongo questa domanda.

Da parte della Lega c'è un costante attacco ai diritti civili. Secondo il ministro della Famiglia Fontana la famiglia gay non esiste…
Io posso dire che i diritti esistenti non verranno toccati. Il M5S se ne farà garante.

Ma le dichiarazioni di Fontana e Salvini "contro una certa deriva" creano un clima pericoloso contro i gay, no?
Conta quello che si fa in concreto. Poi ognuno è libero di dire ciò che vuole.

Opinioni diverse dalle sue.
Io ritengo famiglia qualsiasi coppia che dia amore a un figlio. Con la Lega abbiamo sensibilità diverse su questi temi. E per questo abbiamo stipulato un contratto di governo.

Nel quale i diritti civili sono assenti.
Ci siamo dati altre priorità da affrontare con urgenza: penso per esempio alla lotta alla precarietà, alla disoccupazione, alla corruzione e all'abolizione dei privilegi.

di Luca De Carolis per Il Fatto, 2 ottobre 2018

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