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Perché aderire al Patto delle Donne per l'Ambiente e per il Clima

di Claudia Laricchia

Il 25 gennaio gli Stati Generali delle Donne mi hanno conferito, nell'ambito dell'inaugurazione di Matera 2019, il Premio "Donne che ce l'hanno fatta".
Quando la Presidente Isa Maggi mi ha comunicato questa notizia, confesso di essermi sentita un po' inadeguata. Il che è un bene. Pensare di avercela fatta è un concetto molto rischioso. Allo stesso tempo, mi sono sentita davvero onorata e certa che i miei genitori e mio marito sarebbero stati fieri di me.
E' uno splendido riconoscimento se conferito all'esempio. Se farsi testimonianza quotidianamente, di valori di interesse collettivo merita un premio per accelerare l'impatto delle proprie azioni, allora ben venga! La vanità individuale se ne farà una ragione.
Però il Premio non l'ho ritirato da sola.
Con me, c'erano Emma e Matteo. Quattro e sette anni.
E' stato un modo di testimoniare che tutti questi sforzi vanno pensati e fatti per le future generazioni. E' stato un monito per ricordarci di ascoltarli, di coinvolgerli, di essere più presenti nel passaggio di testimone che la vita ci impone. Almeno se le vogliamo dare un senso.

Quel 25 gennaio, in quel contesto e in quella cornice meravigliosa, ho lanciato una proposta.
State lavorando, e bene, sul Patto per le Donne. Ottimo. Perché non sviluppare un verticale all'interno di quel Patto: il Patto delle Donne per l'Ambiente e per il Clima?
E' nato tutto così.

Del resto, le donne hanno un ruolo centrale nella lotta ai cambiamenti climatici. Dati alla mano, i cambiamenti climatici colpiscono più le donne degli uomini, inasprendo le già esistenti discriminazioni. Lo ricorda anche Caterina Sarfatti nella sua intervista su We Hate Pink: "dopo l'uragano Katrina, due terzi dei lavori sono stati persi dalle donne". E lo ricorda la stessa Isa Maggi, Presidente degli Stati Generali delle Donne, scrivendo: "La violenza perpetrata alle donne ha la stessa matrice della violenza perpetrata alla Madre Terra".

La leadership ambientale oggi è Donna. Nessun dubbio su questo.

Lo dimostrano Greta Thumberg (l'attivista 16enne che ha guidato lo school strike e la protesta di 1,6 milioni da oltre 100 Paesi lo scorso 15 marzo), Anne Hidalgo (Sindaco di Parigi che ha lanciato Women for Climate), Alexandria Ocasio-Cortez (che tanto si sta battendo per il Green New Deal), ma anche le attiviste Mapuche e Guaranì in America Latina, le mamme della Terra dei Fuochi e quelle NoPfas, le donne di Crotta d'Adda, solo per citarne alcune.
Da quella proposta, gli Stati Generali delle Donne hanno lavorato al Patto, che il 18 marzo è stato portato nella sede del Parlamento Europeo, ufficio di Milano, per farsi ascolto delle parti sociali ed ambientali e diventare un documento da sottoscrivere, con l'obiettivo di impegnarsi per abbassare le emissioni di CO2 e restare sotto il grado e mezzo, evitando gli effetti disastrosi di un possibile aumento della temperatura del globo terrestre i cui effetti sarebbero nefasti, come ci ricorda l'Intergovernal Panel on Climate Change.

Mentre, quindi, giustamente i giovani protestano per le piazze di tutto il mondo, aderendo al FridaysforFuture, che sta facendo la storia, noi adulti dovremmo fare i nostri compiti. E noi donne abbiamo la naturale capacità e attitudine a farli pensando al bene comune, guardando oltre la nostra stessa vita e generando ponti che rafforzino il rapporto tra essere umani e tra esseri umani e natura.

Dalla protesta, alla proposta.
La proposta è di agire, decidere, abilitare all'azione e creare effetti moltiplicatori positivi che facciano della cura dell'ambiente una priorità, in qualunque ambito, politico, sociale, culturale, educativo, economico e finanziario. I goals dell'Agenda 2030 di riferimento diventano in questo contesto, quindi, almeno due: il nr. 5 e il nr. 13.

Il Patto delle Donne per l'Ambiente e per il Clima è disponibile qui e lo stiamo scrivendo tutte insieme dal 18 marzo:
We Hate Pink - zine
Il Patto delle Donne per l'ambiente e il clima è il risultato fondamentale, dalle riflessioni degli Stati Generali€www.wehatepink.com
Per aderire al Patto, è sufficiente inviare una email a isa.maggi.statigeneralidonne@gmail.com.

Il Patto, come vedete, ha 6 settori di riferimento: agroalimentare, energie rinnovabili, climate smart cities, mobilità, turismo e moda; e si ispira alla normativa vigente in materia in ambito regionale, nazionale ed internazionale; nonché ai principi generali in materia di tutela ambientale principi acquisiti da organizzazioni internazionali specializzate nel settore. Le tre tipologie di azioni del Patto sono: informazione, comunicazione ed eventi; innovazione e competitività; relazioni istituzionali ed internazionali.
Nel corso dell'evento del 18 marzo a Milano, abbiamo scritto il Patto grazie al contributo di Alessia Mosca, Europarlamentare; della Senatrice Assuntela Messina, Segretario Ufficio di Presidenza Commissione Ambiente, Territorio, Beni ambientali, Membro Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani, che ha portato non solo lo splendido intervento di un impegno quotidiano, ma anche la disponibilità a fare del Patto interventi politici capaci di generare un impatto concreto.

E ancora il Patto è stato scritto grazie alle parole di Silvia Piani, Assessore alle Pari Opportunità della Regione Lombardia e a Clara Callegaris, Responsabile dell'Unità Smart City del Comune di Milano, Direzione Economia Urbana e Lavoro€€"€Direzione di Progetto Innovazione Economica e Sostegno all'Impresa; ad Enrico Vignati, Associazione Nazionale Piccoli Comuni italiani; a Giovanna Gabetta, che ha portato alcuni spunti sull'economia sostenibile; a Barbara De Muro di Asla Women; a Chiara Porro, ispirata attivista di Lean In Milano, circolo che vale davvero la pena di seguire e che sta facendo moltissimo sul tema dell'empowerment al femminile. E ancora grazie ad Alessandra Lomonaco, Innovation Advisor, che ci ha ricordato alcuni importanti dati.

"Secondo il rapporto di InfoCamere sulle startup innovative in Italia relativo al quarto trimestre 2018, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico a gennaio 2019, ci sono ancora poche startup a fondazione e guida femminile.
Su circa 10 mila startup contate, quelle con prevalenza femminile risultano essere circa 1.300, il 13% del totale.

È un'incidenza nettamente inferiore rispetto al 22,2% osservato prendendo in esame l'universo delle neo-società di capitali. Le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.210, il 43,1% del totale. Le statistiche ad oggi non sono quindi incoraggianti. Eppure alcuni studi dimostrano la correlazione positiva delle performance aziendali con leadership femminile sia nelle startup sia nelle aziende tradizionali. La società di consulenza McKinsey raccoglie da diversi anni dei dati significativi su questo tema, nella ricerca "Women Matter". Secondo la società di consulenza, nonostante rappresentino almeno la metà della forza lavoro mondiale, le lavoratrici donne generano ancora appena il 37% del PIL. Ciò significa che se si riuscisse a chiudere il gender gap entro il 2025 si potrebbero aggiungere almeno 12 trilioni di dollari a quello stesso valore di PIL.

Compagni di viaggio e co-organizzatori di questo splendido inizio: Isa Maggi, Presidente degli Stati Generali delle Donne; Valentino Magliaro, founder di Humans to Humans, società specializzata nel Corporate Activism e Rossella Forlé e Valentina Cianci ideatrici e fondatrici di "We Hate Pink", piattaforma specializzata nel female empowerment attraverso il digitale.

A loro soprattutto va il mio GRAZIE, perché fare un Patto significa mettere al centro del proprio legame, la fiducia. Tra di noi e nell'idea di poter, voler e dover cambiare per l'unico futuro possibile.
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Claudia Laricchia
Head of Institutional Relations at Future Food Institute + Al Gore's Climate Reality Project Leader + Chairman of Environment and Innovation Committee at FIDU.

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