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Un soffio di vita

di Clarice Lispector - Adelphi Edizioni


Libro postumo, libro testamento – ma anche "intrepido e scherzoso libro di vita", debordante di "frasi sconnesse come in sogno", di "idee allo stato grezzo", formato di "resti della demolizione di un'anima" e di "estasi provvisorie" –, "Un soffio di vita" mette in scena due personaggi (l'Autore e la sua creazione, o creatura, Ângela) che dialogano affrontando tutti i temi sui quali la Lispector si è incessantemente interrogata: le parole, il tempo, il mondo, la storia, la preghiera, gli esseri viventi e quelli inanimati. Infine: la grazia. La scrittrice non nasconde affatto le sue intenzioni e, perentoria come sempre, esordisce: "Voglio scrivere movimento puro". Quel che si propone, infatti, non è una stesura coerente, una trama qualsivoglia, bensì il definitivo esorcismo dell'indicibile. Quando compone gli ultimi frammenti, le è stata diagnosticata una malattia mortale, e la morte pervade questo testo, che lei stessa confessava essere stato "scritto nella sofferenza". Olga Borelli, l'amica-assistente che per otto anni le è stata vicina, annotando i suoi pensieri e battendo a macchina i suoi manoscritti, ha affermato che "Un soffio di vita" doveva essere il suo "libro definitivo", scaturito com'è "da uno slancio doloroso che lei non era in grado di trattenere".

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